Giosuè Carducci

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NATO IL 27-07-1835
MORTO IL 16-02-1907
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Giosuè Alessandro Giuseppe Carducci è stato un poeta e scrittore italiano. Fu il primo italiano a vincere il Premio Nobel per la letteratura nel 1906

Medaglia del Premio Nobel Nobel per la letteratura 

Pubblicato il 03/09/2012
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Postato il 16/02/2017

Il ricordo dei defunti, la cura dei sepolcri e i suffragi sono testimonianza di fiduciosa speranza, radicata nella certezza che la morte non è l’ultima parola sulla sorte umana, poiché l’uomo è destinato ad una vita senza limiti, che ha la sua radice e il suo compimento in Dio. (Papa Francesco)
Infinita Memoria
Postato il 16/02/2017

“Fuga di tempi e barbari silenzi vince e dal flutto de le cose emerge sola, di luce a' secoli affluenti faro, l'idea.” (Giosuè Carducci)
Alessia Monti
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“Sappiate che nulla di ciò che ha radice nel cuore è perduto o verrà dimenticato”.
Infinita Memoria
Postato il 01/10/2012

L'arte e la letteratura sono l'emanazione morale della civiltà, la spirituale irradiazione dei popoli. Giosue Carducci
Valentina

Giosuè Alessandro Giuseppe Carducci (Valdicastello, 27 luglio 1835 – Bologna, 16 febbraio 1907) è stato un poeta e scrittore italiano.
Fu il primo italiano a vincere il Premio Nobel per la letteratura nel 1906.

Biografia

Origini familiari
Michele Carducci (1808-1858), studente di medicina a Pisa, figlio di un leopoldino conservatore e di Lucia Galleni, era uomo dalle forti passioni politiche e di tempra irascibile. Da giovane fu un cospiratore rivoluzionario, e in seguito ai moti francesi del 1830 sognò che anche in Italia il corso degli eventi potesse prendere una direzione simile. Dopo che le autorità intercettarono una sua lettera, fu arrestato e confinato per un anno a Volterra, dove conobbe la bella e colta Ildegonda Celli (1815-1870), figlia di un orefice fiorentino ridotta come lui in condizioni di povertà.

Al termine del confino tornò a Pisa dove completò gli studi, e andò poi a vivere in Versilia a Valdicastello, una frazione di Pietrasanta, sua terra natale, nel lucchese. In questa località sposò la Celli il 30 aprile 1834.

L'infanzia
È qui che il figlio primogenito di Michele e Ildegonda, Giosuè Carducci nacque la sera di martedì 27 luglio 1835, venendo battezzato nella chiesa locale il giorno successivo. La scelta del nome fu contesa dai genitori; il padre voleva chiamare il nascituro Giosuè, come un amico che dopo lungo tempo aveva rivisto nel periodo della gravidanza della moglie, mentre Ildegonda avrebbe preferito Alessandro, come suo padre in quel momento gravemente malato. La spuntò Michele, ma Alessandro fu comunque il secondo nome del futuro poeta. Giuseppe, il terzo nome, gli fu assegnato in omaggio al nonno paterno. I problemi finanziari del padre si acuirono, costringendolo a lasciare Valdicastello, conducendolo a Serravezza, dove nacque il secondogenito Dante (1837), e nei pressi di Ponte Stazzemese, finché nel 1838 la famiglia si trasferì a Bolgheri, in piazza Alberto, dove Michele ottenne una condotta nel feudo della Gherardesca.

Il piccolo Giosuè cresceva già mostrando in nuce le caratteristiche che lo contraddistingueranno per tutta la vita: ribelle, selvatico, amante della natura. A tale proposito molto significativi paiono due episodi di cui ci fa menzione egli stesso. All'età di tre anni

 

  « Io con una bambina dell'età mia... a un tratto ci si scoperse una bodda.Grandi ammirazioni ed esclamazioni di noi due creature nuove su quell'antica creatura... un grave signore si fece sull'uscio a sgridarmi... Io, brandendo la fune, come fosse un flagello, me gli feci incontro gridandogli: Via, via, brutto te! D'allora in poi ho risposto sempre così ad ogni autorità che sia venuta ad ammonirmi, con un libro in mano e un sottinteso in corpo, a nome della morale. »

Carducci teneva inoltre in casa una civetta, un falco e un lupo. Quando il padre ammazzò il falco e regalò a un amico il lupo, il figlioletto passò giorni di grande dispiacere vagando per lunghe ore in lacrime nei boschi

A Bolgheri Giosuè fu colpito ripetutamente da febbri che lo tormentarono per un paio d'anni, mentre il padre lo accudiva, riempiendolo di chinino. «Il chinino ingoiato gli lasciò straordinarie visioni. Originò da quella violenta cura l'impressionabilità della sua fantasia sensibilissima e quella irrequietezza che pareva a volte spasimo della sua psiche».

Nella località maremmana nacque il terzo figlio, Valfredo (1841), in ossequio alle inclinazioni romantiche del padre. Michele disponeva di una discreta biblioteca, in cui vi si riflettevano le predilezioni classico-romantiche e quelle rivoluzionarie. Qui Carducci poté voracemente impegnarsi nelle prime letture, e scoprire l'Iliade, l'Odissea, l'Eneide, la Gerusalemme liberata, la Storia romana di Charles Rollin e la Storia della Rivoluzione francese di Adolphe Thiers

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