Carlo Rosselli

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NATO IL 16-11-1899
MORTO IL 09-06-1937
Italia Carlo Rosselli è stato uno storico, giornalista, politico, filosofo, attivista e antifascista italiano. Fu il teorico del "socialismo liberale", un socialismo riformista non marxista ispirato al laburismo inglese. Insieme al fratello Nello fu ucciso in Francia nel 1937 da assassini legati al regime fascista.
Pubblicato il 04/09/2013


Postato il 09/06/2019

“Un uomo non muore mai se c’è qualcuno che lo ricorda.” (Ugo Foscolo)
Infinita Memoria
Postato il 09/06/2018

“Una lacrima per i defunti evapora. Un fiore sulla loro tomba appassisce. Una preghiera per la loro anima la raccoglie Iddio” (infinitamemoria)
Infinita Memoria
Postato il 09/06/2017

Il ricordo dei defunti, la cura dei sepolcri e i suffragi sono testimonianza di fiduciosa speranza, radicata nella certezza che la morte non è l’ultima parola sulla sorte umana, poiché l’uomo è destinato ad una vita senza limiti, che ha la sua radice e il suo compimento in Dio. (Papa Francesco)
Infinita Memoria
Postato il 09/06/2016

“Sappiate che nulla di ciò che ha radice nel cuore è perduto o verrà dimenticato”.
Infinita Memoria
Postato il 09/06/2014

L'ideale di libertà è una creazione di ogni spirito; imperdonabile errore è considerare la libertà sotto un profilo storicistico, strumentale ed utilitaristico.La libertà è un valore eterno ed assoluto.(Carlo Rosselli)
Alberto
Postato il 04/09/2013

l'epitaffio scritto da Calamandrei: « GIUSTIZIA E LIBERTA' PER QUESTO MORIRONO PER QUESTO VIVONO »
Nando.k
Carlo Rosselli (Roma, 16 novembre 1899 – Bagnoles-de-l'Orne, 9 giugno 1937) è stato uno storico, giornalista, politico, filosofo, attivista e antifascista italiano. Fu il teorico del "socialismo liberale", un socialismo riformista non marxista ispirato al laburismo inglese. Insieme al fratello Nello fu ucciso in Francia nel 1937 da assassini legati al regime fascista.

Biografia
La nascita, la guerra e gli studi

Sia la famiglia del padre, Giuseppe Emanuele Rosselli (Livorno, 10 agosto 1867 - Firenze, 9 settembre 1911), che quella della madre, Amelia Pincherle (Venezia, 16 gennaio 1870 - Firenze, 26 dicembre 1954), erano state politicamente attive, nutrendo ideali repubblicani e partecipando alle vicende del Risorgimento italiano: Giuseppe Mazzini era morto nella casa pisana dei Rosselli e un Pincherle fu ministro del breve governo instaurato a Venezia da Daniele Manin.
I Rosselli, di origini ebraiche-toscane, avevano abitato a Vienna, dove Giuseppe Emanuele aveva studiato composizione musicale e dove nel 1895 era nato il primo figlio Aldo. In seguito si trasferirono a Roma, dove il padre, rinunciando alle sue aspirazioni artistiche, si dedicò alla vita mondana, mentre la madre ottenne dei discreti successi come autrice di drammi teatrali. Qui il 16 novembre 1899 nacque Carlo e l'anno dopo, il 29 novembre 1900, il terzogenito Nello.
Nel 1903 i due coniugi si separarono: le condizioni economiche della famiglia avevano subito un grave peggioramento a seguito della leggerezza del padre. Amelia si trasferì a Firenze con i tre figli che frequentarono le scuole del capoluogo toscano: Carlo mostrò in quel periodo poco interesse per gli studi e la madre lo ritirò dal ginnasio facendogli frequentare le scuole tecniche. Nel 1911 muore il padre.
L'entrata in guerra dell'Italia, nel 1915, fu accolta con entusiasmo dalla famiglia Rosselli, decisamente interventista. Il fratello Aldo fu arruolato come ufficiale di fanteria e morì in combattimento nel 1916, ricevendo una medaglia d'argento alla memoria. Carlo, ancora studente, collaborava dal 1917 al foglio di propaganda «Noi giovani», fondato dal fratello Nello, anche se l'editoriale Il nostro programma, che aprì in gennaio il primo numero del giornale, fu redatto con buone probabilità assieme a Carlo.
Il manifesto, che l'ingenuità di due ragazzi indirizza verso una fiduciosa speranza in un mondo migliore, propone sin da ora alcuni tratti fondamentali della personalità di Carlo, ossia un amore incondizionato per l'umanità, la spinta all'azione e l'accento mazziniano, che lo inserisce nel filone dell'interventismo democratico. Per «Noi giovani» licenziò i primi articoli, uno in aprile sulla rivoluzione russa di febbraio, il secondo nel mese successivo vertente sull'entrata in guerra degli Stati Uniti. Il primo testo, Libera Russia, esalta il risveglio del paese di Gorkij, Tolstoj e Dostoevskij, supremi interpreti di un rinnovamento in atto già dal secolo precedente, per cui la rivoluzione di febbraio non era che il punto culminante di una lunga preparazione all'avvento di una società più giusta. Vi «era tutta una massa che saliva lentamente, inesorabilmente. La marcia si poteva ritardare ma non impedire». Dei recentissimi eventi, inoltre, viene esaltata la componente "pacifica", la loro attuazione relativamente non violenta. L'articolo Wilson mostra tutta la fiducia nutrita per l'uomo che definì il conflitto come «a war to end wars» (una guerra per porre fine alle guerre), uno slogan che rappresentava bene le speranze di Carlo e di tutta la famiglia Rosselli.
In giugno fu chiamato alle armi: frequentò a Caserta il corso allievi ufficiali e venne assegnato nell'aprile del 1918 a un battaglione di alpini in Valtellina. La guerra finì senza che egli avesse dovuto sottomettersi al battesimo del fuoco e venne congedato col grado di tenente nel febbraio 1920. Il contatto con i giovani militari appartenenti ai ceti più popolari fu molto importante per Rosselli e per altri studenti come lui: «apprezzarono la massa [...] furon posti in grado di comprendere tante cose che sarebbero loro certamente sfuggite nel loro isolamento di classe o di professione».
Diplomatosi all'Istituto tecnico, si era iscritto a Firenze al corso di Scienze sociali, laureandosi a pieni voti il 4 luglio 1921 con una tesi sul sindacalismo e si preparò a sostenere anche gli esami di maturità classica per ottenere il diritto di frequentare altri corsi universitari. Tramite il fratello Nello aveva conosciuto Gaetano Salvemini, professore dell'Università fiorentina, che sarà da allora un costante punto di riferimento per entrambi i fratelli. Gli fece rivedere la sua tesi che Salvemini giudicò «non un'opera critica, equilibrata, sostanziosa», ma in essa «era incapsulata un'idea fondamentale: la ricerca di un socialismo che facesse sua la dottrina liberale e non la ripudiasse».
In questo periodo si avvicina al Partito socialista italiano, simpatizzando, in contrapposizione a quella massimalista di Serrati, per la corrente riformista di Turati, che egli conosce personalmente a Livorno, durante il Congresso che sanziona la scissione della frazione comunista, e scrive nella sua rivista «Critica sociale».

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