Caro Papà, Insieme a te è volato in cielo un pezzo del nostro cuore. Hai terminato il tuo cammino terreno per approdare nella beatitudine del Signore. Adesso vivi nel Regno dei Cieli. Che il Signore possa concederti sollievo e donarti la serenità che meriti. La tua essenza e il tuo ricordo sopravviveranno nella memoria di quanti ti hanno conosciuto e amato.
Pubblicato il 01/01/2023
Postato il 29/12/2025
Se potessi rivederti tra un anno farei tanti gomitoli di mesi. Se l’attesa fosse di secoli li conterei sulla mano. E se sapessi che finita questa vita, la mia e la tua proseguiranno insieme , getterei la mia come inutile scorza e sceglierei con te l’eternità (Emily Dickinson)
Infinita Memoria
Postato il 29/12/2024
Se potessi rivederti tra un anno farei tanti gomitoli di mesi. Se l’attesa fosse di secoli li conterei sulla mano. E se sapessi che finita questa vita, la mia e la tua proseguiranno insieme , getterei la mia come inutile scorza e sceglierei con te l’eternità (Emily Dickinson)
Infinita Memoria
Postato il 29/12/2023
Se potessi rivederti tra un anno farei tanti gomitoli di mesi. Se l’attesa fosse di secoli li conterei sulla mano. E se sapessi che finita questa vita, la mia e la tua proseguiranno insieme , getterei la mia come inutile scorza e sceglierei con te l’eternità (Emily Dickinson)
Infinita Memoria
Postato il 02/05/2023
Il nostro amore vincerà la morte. Il tuo ricordo darà, a chi ti ha voluto bene, la forza di andare avanti e vivere serenamente.
Franco.V
Loreto Porretta venne alla luce l’8 settembre 1937 a Castelliri, un piccolo paese dove la vita scorreva semplice, scandita dai ritmi della terra e del lavoro. Era il quarto di cinque figli, cresciuto in una famiglia umile ma unita, dove il sacrificio quotidiano era parte naturale dell’esistenza. Suo padre Pasquale e sua madre Natalina gli trasmisero fin da subito il valore del lavoro e della dignità, anche nei momenti più difficili.
Gli anni dell’infanzia furono segnati dalla guerra e dalle privazioni del dopoguerra. Non c’erano agi, né comodità, ma c’era una forza silenziosa che teneva insieme la famiglia. Loreto crebbe così, tra responsabilità precoci e sogni semplici, riuscendo comunque a portare avanti gli studi fino alla terza media. Ma il tempo dei libri durò poco: presto dovette rimboccarsi le maniche per aiutare i suoi.
Fu mugnaio, garzone, manovale. Lavori duri, spesso faticosi, ma affrontati con quella determinazione che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita. Intanto, il paese iniziava a svuotarsi: tanti partivano verso l’estero in cerca di un futuro migliore. Anche i suoi fratelli presero quella strada, trasferendosi a Lione. Loreto li raggiunse giovanissimo, il 16 ottobre 1957, portando con sé poche cose e tante speranze.
In Francia trovò lavoro come operaio in una fabbrica del ferro. Erano anni duri, fatti di turni lunghi e fatica, ma anche di crescita e di esperienza. Tuttavia, il richiamo della sua terra e dei suoi affetti fu più forte: dopo qualche anno, nel 1961, decise di tornare in Italia.
Fu proprio in quell’anno che il destino gli fece incontrare Giulia Spalvieri, una giovane donna di Isola del Liri. Il loro fu un amore rapido ma sincero, di quelli che nascono semplicemente e diventano subito casa. Si sposarono il 3 ottobre 1961, iniziando insieme un nuovo capitolo di vita.
L’anno successivo arrivò la loro prima figlia, Anna Maria Francesca. Ma la gioia si trasformò presto in dolore: la piccola morì a soli sette mesi. Fu una ferita profonda, di quelle che non si rimarginano mai del tutto, ma che insegnano a resistere.
Loreto non si fermò. Continuò a lavorare con ogni mezzo possibile per garantire un futuro alla sua famiglia. Fece il venditore ambulante di frutta e verdura, percorrendo strade e mercati con fatica e costanza. Poi arrivò l’opportunità di entrare alla FIAT, nello stabilimento di Cassino. Per circa sette anni visse la realtà della fabbrica, tra turni e catene di montaggio. In quegli anni nacquero altri tre figli: Anna Maria, Simona e Raffaele, che riempirono la casa di voci e speranza.
Quando arrivò la cassa integrazione, Loreto prese un’altra decisione coraggiosa: lasciare tutto e ricominciare ancora. Si dedicò definitivamente all’edilizia, un lavoro duro ma che conosceva bene, e che lo accompagnò fino alla pensione.
Chi lo ha conosciuto lo ricorda come un uomo solare, con il sorriso facile e la battuta sempre pronta, anche quando arrivava fuori tempo. Amava stare in compagnia, condividere momenti semplici, giocare a carte con gli amici. Era rispettoso, generoso, uno di quelli su cui si poteva contare.
Con il passare degli anni, la pensione gli regalò un tempo più lento. Le giornate scorrevano tra il bar del paese, le partite a carte, e l’orto di casa, che curava con dedizione e orgoglio. La sera spesso la passava al centro anziani di Castelliri, ritrovando volti amici e storie da raccontare. Gli piacevano la pesca e le bocce, piccoli piaceri che sapevano riempire il tempo.
Non era un uomo perfetto. Come padre, a volte rimaneva in disparte, lasciando alla moglie il peso delle questioni familiari. Ma il suo affetto, anche se silenzioso, non è mai mancato. Era il suo modo di esserci.
C’era però un’abitudine che non lo abbandonò mai: il fumo. Un vizio che, anno dopo anno, segnò il suo corpo e la sua salute, fino a diventare una presenza costante e pesante nel suo destino.
Eppure, nella memoria di chi lo ha amato, Loreto resta soprattutto questo: un uomo semplice, vero, capace di lavorare duro, di sorridere, di vivere senza pretendere troppo, ma dando tutto ciò che poteva.
Oggi riposa nel suo paese natale, Castelliri, accanto alla sua piccola Annamaria, ai suoi genitori e ai suoi fratelli. E in quel silenzio pieno di memoria, sembra quasi di poterlo ancora immaginare: seduto tra amici, con una carta in mano e una battuta pronta, come se il tempo, per lui, non fosse mai davvero finito.