Flaminio Piccoli

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NATO IL 28-12-1915
MORTO IL 11-04-2000
 
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Parlamento europeo
Flaminio Piccoli è stato un politico italiano della Democrazia Cristiana, deputato, senatore, ministro e parlamentare europeo
Pubblicato il 14/08/2013
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Postato il 11/04/2017

Il ricordo dei defunti, la cura dei sepolcri e i suffragi sono testimonianza di fiduciosa speranza, radicata nella certezza che la morte non è l’ultima parola sulla sorte umana, poiché l’uomo è destinato ad una vita senza limiti, che ha la sua radice e il suo compimento in Dio. (Papa Francesco)
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“Sappiate che nulla di ciò che ha radice nel cuore è perduto o verrà dimenticato”.
Infinita Memoria
Postato il 06/07/2014

Partecipa alla seconda guerra mondiale come alpino e, dopo l'8 settembre si unisce con il fratello Nilo alla lotta partigiana.
Valerio
Flaminio Piccoli (Kirchbichl, 28 dicembre 1915 – Roma, 11 aprile 2000) è stato un politico italiano della Democrazia Cristiana, deputato, senatore, ministro e parlamentare europeo.

Biografia
Fratello minore di Nilo Piccoli, nasce a Kirchbichl, nel Tirolo austriaco, dove la sua famiglia, di origine trentina, era stata internata dopo l'ingresso nella prima guerra mondiale. Partecipa al movimento cattolico trentino, animato dall'arcivescovo Celestino Endrici, ed all'associazione studentesca "Juventus". Si laurea in Lingue e letterature straniere presso l'Università Ca' Foscari di Venezia e diviene ufficiale degli alpini nella Seconda guerra mondiale essendo impegnato in Francia, in Albania, nel Montenegro, nel Delfinato; dopo l'8 settembre 1943, viene fatto prigioniero e riesce a fuggire dal convoglio tedesco che doveva condurlo in un campo di concentramento in Polonia.
Partecipa attivamente alla Resistenza e alla guerra di liberazione, in rappresentanza della DC. Il 7 maggio 1945, è incaricato dei rapporti con la stampa. Condirettore dell'organo del CLN di Trento «Liberazione Nazionale». L'impegno politico di Flaminio Piccoli si estrinseca nel giornalismo: nell'agosto 1945 fonda Il Popolo Trentino, che nel 1951 assume il nome de L'Adige. Dopo una lunga esperienza giornalistica diviene Segretario generale della Federazione internazionale dei giornalisti cattolici e per lunghi anni presidente dell'Unione della stampa cattolica italiana.
Sempre nel corso del 1945 Piccoli propone e realizza la costituzione dell'Università popolare e dell'Associazione a difesa degli emigrati «Il Trentino nel mondo». Nello stesso anno sposa Maria Cescatti. Diviene Presidente della Giunta diocesana dell'Azione Cattolica trentina, chiamatovi nel 1952 dall'arcivescovo Carlo de Ferrari. In questa veste che Piccoli, assieme a monsignor Alfonso Cesconi, rivendica l'esigenza di distinzione tra i compiti di formazione religiosa e spirituale dell'associazionismo cattolico e il ruolo politico e autonomo del partito. Una presa di posizione che gli costa anche un intervento de L'Osservatore Romano, e la sua rimozione dalla presidenza diocesana dell'Associazione Cattolica trentina.
Nel 1957 diviene Segretario Provinciale della Democrazia Cristiana trentina. Nelle elezioni del 1958 viene eletto per la prima volta alla Camera dei deputati. Comincia una lunga carriera parlamentare che lo vede per trentaquattro anni sui banchi di Montecitorio fino al 1992, allorché viene eletto senatore nel collegio di Castellammare di Stabia in provincia di Napoli. In seno alla DC partecipa alla corrente di Iniziativa democratica che segna il passaggio dalla generazione degasperiana alla cosiddetta "seconda generazione" e, successivamente, all'inizio degli anni Sessanta, partecipa alla fondazione della corrente dei dorotei.
Il 19 gennaio del 1969, Piccoli venne eletto segretario nazionale del partito, incarico che lascia volontariamente nell'autunno dello stesso anno a seguito della divisione della corrente dorotea nelle correnti di Iniziativa Popolare (l'area maggioritaria che fa riferimento a Piccoli, Rumor e Bisaglia) e Impegno Democratico (che invece riunisce gli esponenti che si riconoscono in Emilio Colombo e Giulio Andreotti). Alla segreteria gli succede Arnaldo Forlani.
Ministro delle Partecipazioni statali dal 1970 al 1972, viene eletto presidente del Gruppo Parlamentare democratico cristiano della Camera nella VI Legislatura (25 maggio 1972 al 4 luglio 1976); successivamente è capogruppo della DC anche nella VII Legislatura (dal 15 luglio 1976 al 2 ottobre 1978). In questa veste è destinatario di una delle richieste di Aldo Moro dalla prigionia: Moro gli chiede di far intervenire il colonnello Stefano Giovannone, responsabile dei servizi segreti italiani per il Medio Oriente[2]. Nel 1978, dopo la morte di Aldo Moro, lo sostituisce alla carica di Presidente del Consiglio nazionale del partito.
Il 5 marzo 1980 viene nuovamente eletto segretario politico nazionale, incarico che mantiene fino al 1982, avviando un processo di apertura della Democrazia Cristiana al mondo cattolico che porta all’Assemblea nazionale degli "esterni" ed all'impegno diretto in politica di molti intellettuali dell'area cattolica. Dopo il Congresso di Roma del 1982, che elegge Ciriaco De Mita segretario politico, viene nuovamente chiamato alla presidenza del Consiglio nazionale, incarico ricoperto fino al maggio 1986. Nel corso dell’VIII Legislatura viene richiesta a suo carico l'autorizzazione a procedere per violazione delle norme per l'edificabilità dei suoli.

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