Pietro Mascagni

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Italia Pietro Antonio Stefano Mascagni è stato un compositore e direttore d'orchestra italiano. Mascagni visse a cavallo tra Ottocento e Novecento, occupando un posto di rilievo nel panorama musicale dell'epoca soprattutto grazie al successo immediato e popolare ottenuto nel 1890 con la sua prima opera, Cavalleria rusticana. 
Pubblicato il 02/08/2013


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“Un uomo non muore mai se c’è qualcuno che lo ricorda.” (Ugo Foscolo)
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“Una lacrima per i defunti evapora. Un fiore sulla loro tomba appassisce. Una preghiera per la loro anima la raccoglie Iddio” (infinitamemoria)
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Il ricordo dei defunti, la cura dei sepolcri e i suffragi sono testimonianza di fiduciosa speranza, radicata nella certezza che la morte non è l’ultima parola sulla sorte umana, poiché l’uomo è destinato ad una vita senza limiti, che ha la sua radice e il suo compimento in Dio. (Papa Francesco)
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“Sappiate che nulla di ciò che ha radice nel cuore è perduto o verrà dimenticato”.
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Io sono mezzo matto dalla consolazione di avere un pianoforte e spero che Iddio mi darà fortuna e farà riuscire bene la mia opera, che mi arrecherà gloria e ricchezza.
Gildo
Pietro Antonio Stefano Mascagni (Livorno, 7 dicembre 1863 – Roma, 2 agosto 1945) è stato un compositore e direttore d'orchestra italiano.
Mascagni visse a cavallo tra Ottocento e Novecento, occupando un posto di rilievo nel panorama musicale dell'epoca soprattutto grazie al successo immediato e popolare ottenuto nel 1890 con la sua prima opera, Cavalleria rusticana. Tale trionfo non fu però eguagliato da nessuna delle sue opere seguenti, molte delle quali entrate stabilmente in repertorio, come ad esempio Iris. Mascagni scrisse quindici opere, un'operetta e musica sia vocale che strumentale, tra cui canzoni, romanze e composizioni per pianoforte.

Biografia
Pietro Mascagni nacque il 7 dicembre 1863 a Livorno, in piazza delle Erbe[senza fonte][1] Proveniva da una famiglia abbastanza rinomata nella città, ma di non agiate condizioni economiche, nonostante il padre fosse uno dei più facoltosi e conosciuti panettieri della città. Dopo aver ultimato gli studi ginnasiali, ai quali affiancò anche lo studio del pianoforte e dell'organo, dal 1876 Mascagni si dedicò agli studi musicali – contro la volontà del padre – seguendo gli insegnamenti di Alfredo Soffredini, fondatore dell'Istituto Musicale Livornese (in seguito rinominato 'Luigi Cherubini') dove studiò anche violino, contrabbasso e alcuni strumenti a fiato; con Soffredini in particolare studiò armonia e contrappunto.
La sua prima composizione musicale risale al 1878, Duolo eterno!, seguita da altre come: Elegia per soprano, violino e pianoforte (1879), Ave Maria per soprano e pianoforte (1880), Pater Noster per soprano e quintetto d'archi (1880), Sinfonia in fa maggiore (1881). Nello stesso 1881 compose la cantata In filanda a quattro voci soliste e nel 1882 la cantata Alla gioia, sul testo di Friedrich Schiller. Trasferitosi a Milano per studiare al conservatorio con Amilcare Ponchielli e Michele Saladino, Mascagni condivise una stanza in affitto con Giacomo Puccini, più anziano di lui di cinque anni. In conservatorio, però, Mascagni si trovò presto in difficoltà: seguiva i corsi con irregolarità e diffidenza, assentandosi piuttosto a lungo. La sua insofferenza verso i metodi e i contenuti della disciplina musicale impartita, crebbe fino al 1884, anno in cui entrò in forte contrasto con il suo maestro Amilcare Ponchielli. Nel 1885 Mascagni abbandonò il Conservatorio di Milano e gli studi di musica, unendosi a compagnie d'operetta come direttore d'orchestra. Nel dicembre 1886, in tournée con la compagnia di Luigi Maresca, fece tappa a Cerignola (FG), il cui sindaco invitò lui e la futura moglie, Argenide Marcellina Carbognani (Lina, che sposerà nel febbraio 1888), a fermarsi, offrendogli di dirigere la neonata Filarmonica locale. Nella cittadina dauna Mascagni resterà sino al 1892, componendo la sua prima opera e dando lezioni di musica e canto.
Nel luglio del 1888 s'iscrisse ad un concorso, indetto dalla casa editrice Sonzogno, per un'opera in un singolo atto. Mascagni chiese al suo amico Giovanni Targioni-Tozzetti, poeta e professore di letteratura all'Accademia Navale di Livorno, di scrivere un libretto. Targioni-Tozzetti scelse Cavalleria rusticana, un dramma che Giovanni Verga aveva tratto dalla sua omonima novella come base per l'opera e si avvalse della collaborazione di Guido Menasci. L'opera fu completata l'ultimo giorno valido per l'iscrizione al concorso. Cavalleria rusticana venne proclamata vincitrice del concorso (su 73 partecipanti) ed il 17 maggio debuttò al Teatro Costanzi di Roma, ottenendo un successo clamoroso di pubblico. Il successo si ripeté in ogni teatro nel quale venne da allora rappresentata. L'anno seguente, il 1891, vide il debutto di un'altra opera al Costanzi di Roma, L'amico Fritz. Nel frattempo però a turbare la gioia di Mascagni per i suoi primi successi intervenne Giovanni Verga, il quale, non soddisfatto dell'offerta di Sonzogno per i diritti di adattamento della sua novella, aprì una causa per plagio, sostenendo fra l'altro di non aver mai concesso ufficialmente il permesso all'adattamento ma solo un generico assenso ad una informale richiesta del musicista. La causa fu vinta da Verga: lo scrittore siciliano ottenne un lauto risarcimento (il 25% degli utili derivanti dalla rappresentazione dell'opera) che gli garantì per un certo tempo una discreta tranquillità finanziaria.


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