Vittorio Pozzo

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NATO IL 02-03-1886
MORTO IL 21-12-1968
Italia .Football pictogram.svg Vittorio Pozzo fu un allenatore di calcio e giornalista italiano, commissario tecnico della Nazionale italiana negli anni trenta e quaranta, e unico allenatore vincitore di due edizioni consecutive del campionato del mondo. Sulla sua prima vittoria nella Coppa Rimet del 1934 fu realizzata nel 1990 la miniserie televisiva Il colore della vittoria.
Pubblicato il 10/08/2013


Postato il 21/12/2018

“Una lacrima per i defunti evapora. Un fiore sulla loro tomba appassisce. Una preghiera per la loro anima la raccoglie Iddio” (infinitamemoria)
Infinita Memoria
Postato il 21/12/2017

Il ricordo dei defunti, la cura dei sepolcri e i suffragi sono testimonianza di fiduciosa speranza, radicata nella certezza che la morte non è l’ultima parola sulla sorte umana, poiché l’uomo è destinato ad una vita senza limiti, che ha la sua radice e il suo compimento in Dio. (Papa Francesco)
Infinita Memoria
Postato il 21/12/2016

“Sappiate che nulla di ciò che ha radice nel cuore è perduto o verrà dimenticato”.
Infinita Memoria
Postato il 10/08/2013

« Il commissario unico era un ufficiale degli alpini e un fascista di regime. Vale a dire uno che apprezzava i treni in orario ma non sopportava gli squadrismi, che rendeva omaggio al monumento degli alpini ma non ai sacrari fascisti. » (Giorgio Bocca.«La Repubblica», 07 luglio 2006)
Danilo
Vittorio Pozzo (Torino, 2 marzo 1886 – Torino, 21 dicembre 1968) fu un allenatore di calcio e giornalista italiano, commissario tecnico della Nazionale italiana negli anni trenta e quaranta, e unico allenatore vincitore di due edizioni consecutive del campionato del mondo. Sulla sua prima vittoria nella Coppa Rimet del 1934 fu realizzata nel 1990 la miniserie televisiva Il colore della vittoria.

Carriera
Vittorio Pozzo nacque da una famiglia di origini biellesi, precisamente di Ponderano e di modeste condizioni economiche. Frequentò il Liceo Cavour a Torino, la sua città natale; in seguito studiò lingue e giocò a calcio in Francia, Svizzera ed Inghilterra, amando particolarmente quest'ultimo paese e cercando di carpire e far suoi i segreti del calcio albionico.
Da calciatore militò nella squadra elvetica dei Grasshoppers (anni 1905-1906), che lasciò per tornare nella sua Torino, dove contribuì a fondare il Torino Football Club, squadra nella quale militò per cinque stagioni, sino al ritiro dall'attività agonistica, nel 1911, e di cui fu direttore tecnico dal 1912 al 1922.
Terminati gli studi, entrò alla Pirelli, dove divenne dirigente, incarico che lascerà per assumere quello di commissario unico della nazionale italiana, accettandolo con l'unica e singolare condizione di non essere retribuito.
Pozzo venne nominato per la prima volta commissario unico (o commissario tecnico che dir si voglia) della nazionale di calcio in occasione delle olimpiadi di Stoccolma, nel giugno 1912: era l'esordio assoluto per una selezione italiana in una competizione ufficiale. La squadra venne eliminata al primo turno perdendo 3-2 con la Finlandia dopo i tempi supplementari. Pozzo si dimise e tornò a lavorare alla Pirelli; la nazionale ritornò nelle mani della cosiddetta "commissione tecnica", un curioso comitato variamente composto da dirigenti federali, arbitri, calciatori, ex calciatori, allenatori e giornalisti. In tutto il suo primo periodo la nazionale fu guidata da questo gruppo eterogeneo di composizione variabile: Pozzo fu di fatto la sola persona a rivestire il ruolo di commissario unico sino agli anni sessanta, con le brevi eccezioni di Augusto Rangone (1925-1928) e Carlo Carcano (1928-1929).
Pozzo prese parte alla Prima guerra mondiale in veste di tenente degli Alpini. Questa esperienza lo segnò profondamente: ne trasse un'esperienza di rigore morale ed educazione alla modestia e all'essenzialità spartana della vita di trincea che applicò costantemente ai rapporti umani e alla professione sportiva.
Nel 1921, Pozzo fu incaricato dalla Federcalcio di studiare un progetto di riforma del campionato per ovviare alle tensioni tra le grandi squadre e le società minori, poiché le prime ritenevano che il numero di partecipanti al campionato andasse ridotto. La mediazione di Pozzo fallì e la crisi sfociò nella scissione tra la FIGC e la CCI, rientrata comunque l'anno seguente.
Nel 1924, in occasione delle olimpiadi parigine, Pozzo venne nuovamente nominato commissario unico. Questa volta gli azzurri riuscirono ad arrivare ai quarti, dove vennero battuti per 2 a 1 dalla Svizzera. Anche in seguito a questa sconfitta Vittorio Pozzo si dimise e tornò a dedicarsi al suo lavoro e alla moglie, che poco tempo dopo perderà per una malattia. Dopo la scomparsa della moglie, Pozzo si trasferì a Milano, dove al suo lavoro in Pirelli, affiancò quello di giornalista per La Stampa di Torino, che continuò quasi sino alla morte.

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