Enzo Bearzot

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NATO IL 26-09-1927
MORTO IL 21-12-2010
Italia Football pictogram.svg Enzo Bearzot (Aiello del Friuli, 26 settembre 1927 – Milano, 21 dicembre 2010) è stato un allenatore di calcio e calciatore italiano, di ruolo difensore o mediano. Ha guidato la Nazionale italiana Campione del mondo al Campionato mondiale di calcio 1982, vinto dagli Azzurri.

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Pubblicato il 03/09/2012


Postato il 21/12/2018

“Una lacrima per i defunti evapora. Un fiore sulla loro tomba appassisce. Una preghiera per la loro anima la raccoglie Iddio” (infinitamemoria)
Infinita Memoria
Postato il 21/12/2017

Il ricordo dei defunti, la cura dei sepolcri e i suffragi sono testimonianza di fiduciosa speranza, radicata nella certezza che la morte non è l’ultima parola sulla sorte umana, poiché l’uomo è destinato ad una vita senza limiti, che ha la sua radice e il suo compimento in Dio. (Papa Francesco)
Infinita Memoria
Postato il 21/12/2016

“Sappiate che nulla di ciò che ha radice nel cuore è perduto o verrà dimenticato”.
Infinita Memoria
Postato il 23/12/2013

“Da ragazzo, quando studiavo a Gorizia dai Salesiani, ero terrorizzato dall'idea del peccato e dall'idea della morte. Oggi non ho più paura di nulla, davvero. Un bel passo avanti.(Enzo Bearzot) Grazie di tutto Enzo „
Filippo
Postato il 11/09/2012

« Primo: Non prenderle! Secondo: è imperativo vincere! Terzo ... ?! Non c'è un terzo punto perché i primi due han già riassunto tutto! » (Enzo Bearzot)
Gian Franco

Enzo Bearzot (Aiello del Friuli, 26 settembre 1927 – Milano, 21 dicembre 2010) è stato un allenatore di calcio e calciatore italiano, di ruolo difensore o mediano. Ha guidato la Nazionale italiana Campione del mondo al Campionato mondiale di calcio 1982, vinto dagli Azzurri. Soprannominato Vecio (vecchio), detiene il record di panchine da Commissario Tecnico della Nazionale italiana: guidò l'Italia 104 volte, dal 27 settembre 1975 al 18 giugno 1986, davanti a un altro C.T. storico della Nazionale italiana, Vittorio Pozzo con 97.
È morto il 21 dicembre 2010 a Milano all'età di 83 anni, 42 anni esatti dopo Vittorio Pozzo. La nazionale di Bearzot rimane l'unica spedizione italiana priva di oriundi ad aver conquistato un campionato mondiale

Carriera.
Giocatore
Dopo aver iniziato a giocare come mediano-difensore nella squadra di Aiello del Friuli, suo paese natale, nel 1946 si trasferì alla Pro Gorizia, in Serie B. Nel 1948, dopo 39 presenze e 2 gol, fu notato e acquistato dall'Inter. Qui in 3 stagioni giocò solo 19 partite (fece il suo esordio in maglia nerazzurra il 21 novembre 1948, nella partita di campionato vinta 3-1 contro il Livorno) e nel 1951 passò al Catania. In 3 anni collezionò 95 presenze e 5 reti.

Nel 1954 fu ingaggiato dal Torino che mirava a ritornare Grande dopo la Tragedia di Superga del 1949. In 2 stagioni da titolare giocò 65 incontri, mettendo a segno un solo gol. Nel 1956 tornò all'Inter: in una stagione annoverò 27 presenze, l'ultima delle quali fu una sconfitta per 3-2 a Bologna il 9 giugno 1957. L'anno dopo tornò al Torino. Qui, dopo 164 presenze e 7 gol, nel 1964 concluse la carriera da giocatore per intraprendere quella da allenatore. In totale Bearzot disputò 251 partite nella massima serie. Da calciatore ottenne anche una presenza in Nazionale contro l'Ungheria, dove marcò il grande Puskas, che riuscì a segnare un gol.

Allenatore
Dopo il ritiro dall'attività agonistica, nel 1964 Bearzot iniziò l'apprendistato tecnico sulla panchina del Torino, prima come preparatore dei portieri e poi come assistente di Nereo Rocco, poi di Edmondo Fabbri e, successivamente, nella stagione 1968-1969, divenne allenatore del Prato, in Serie C, in sostituzione di Dino Ballacci da gennaio in poi.
In seguito entrò nei quadri federali, inizialmente come allenatore delle giovanili (Under-23 all'epoca), ma presto venne promosso assistente di Ferruccio Valcareggi nella Nazionale maggiore e quindi a vice del suo successore, Fulvio Bernardini Nel 1975, dopo i Mondiali di Germania Ovest del 1974, fu nominato, grazie anche all'intervento di Gigi Peronace, commissario tecnico (condivise la panchina con Fulvio Bernardini fino al 1977), fallendo le qualificazioni al Campionato europeo di calcio 1976. I primi frutti del suo lavoro iniziarono a vedersi nei Mondiali del 1978, che la nazionale di Bearzot terminò al quarto posto, esprimendo il miglior gioco della manifestazione, ma guadagnandosi l'appellativo di "bella incompiuta"; e nell'Europeo del 1980, giocato in Italia, nel quale raggiunse la medesima posizione.

Il Mondiale di Spagna nel 1982 non iniziò sotto i migliori auspici. Bearzot fu aspramente criticato dalla stampa per alcune scelte ritenute controverse, come la convocazione di Paolo Rossi reduce dalla squalifica per lo scandalo del Totonero e l'esclusione di Roberto Pruzzo fresco capocannoniere della stagione 1981-1982. I modesti risultati nella prima fase indussero Bearzot e la squadra a introdurre la novità del silenzio stampa. Nella seconda fase la squadra apparve trasformata dalla forza morale del gruppo e da alcuni cambiamenti tattici e di formazione operati da Bearzot, come l'inserimento di Gabriele Oriali e di un giovanissimo Giuseppe Bergomi tra i titolari, e si giovò dell'esplosione di Paolo Rossi. Gli Azzurri sconfissero in successione l'Argentina, il Brasile, la Polonia in semifinale e la Germania Ovest per 3-1 in finale, partite entrate nella storia. La Nazionale italiana di quel Mondiale fu l'unica nella storia del torneo a battere una dopo l'altra le detentrici dei 3 precedenti titoli, ovvero Argentina (campione nel 1978), Germania (1974) e Brasile (1970).

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