Rino Gaetano

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NATO IL 29-10-1950
MORTO IL 02-06-1981
Italia Rino Gaetano, pseudonimo di Salvatore Antonio Gaetano è stato un cantautore italiano "sui generis", il "figlio unico" della canzone italiana, ricordato per la sua voce ruvida e spontanea, per la graffiante ironia delle sue canzoni nonché per la denuncia sociale, celata dietro i suoi testi apparentemente leggeri e disimpegnati.
Pubblicato il 01/09/2012


Postato il 02/06/2018

“Una lacrima per i defunti evapora. Un fiore sulla loro tomba appassisce. Una preghiera per la loro anima la raccoglie Iddio” (infinitamemoria)
Infinita Memoria
Postato il 02/06/2017

Il ricordo dei defunti, la cura dei sepolcri e i suffragi sono testimonianza di fiduciosa speranza, radicata nella certezza che la morte non è l’ultima parola sulla sorte umana, poiché l’uomo è destinato ad una vita senza limiti, che ha la sua radice e il suo compimento in Dio. (Papa Francesco)
Infinita Memoria
Postato il 02/06/2016

“Sappiate che nulla di ciò che ha radice nel cuore è perduto o verrà dimenticato”.
Infinita Memoria
Postato il 02/06/2015

Oggi voglio ricordare il più strambo, libero e intuitivo cantautore italiano. Uno senza partito. Uno capace di andare a Sanremo per prendere in giro tutti e basta. Uno appeso al suo talento, senza altri paracadute. Ciao Rino riposa in Pace
Annalisa Miacci
Postato il 02/06/2015

Rino è uno dei pochi Artisti che cantava per amore e non per altro tutti i suoi sentimenti, emozioni, quello che provava lo riportava nelle sue canzoni. ...Una preghiera per te, ciao Rino.
Michela
Postato il 29/10/2013

"Buon Compleanno Rino"
Sara
Postato il 29/10/2013

Anche oggi il Cielo è sempre più Blu, Auguri Rino.
Daria.L
Postato il 29/09/2012

Non chiedere mai cos'è la vita a chi l'ha sempre vissuta bene. Non chiedere mai cos'è la luce a chi non è mai stato cieco.
Sara
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Rino Gaetano, pseudonimo di Salvatore Antonio Gaetano (Crotone, 29 ottobre 1950 – Roma, 2 giugno 1981), è stato un cantautore italiano "sui generis", il "figlio unico" della canzone italiana, ricordato per la sua voce ruvida e spontanea, per la graffiante ironia delle sue canzoni nonché per la denuncia sociale, celata dietro i suoi testi apparentemente leggeri e disimpegnati.

Il cantautore calabrese, rimasto profondamente legato alla sua terra di origine, ha rifiutato sempre ogni tipo di etichetta e, a differenza dei suoi contemporanei, ha evitato di schierarsi politicamente. Nonostante questo, i suoi brani non mancano certo di riferimenti e critiche alla classe politica italiana: Rino arriverà a fare nomi e cognomi nelle sue canzoni e, anche per questo, i suoi testi e le sue esibizioni dal vivo verranno più volte censurati.
Il crocevia della sua carriera sarà l'esperienza sanremese con il successo di Gianna; per molto tempo infatti gran parte del pubblico italiano lo ricorderà solo per questo episodio. I suoi lavori precedenti verranno quasi eclissati dal nuovo successo e ciò che passerà delle sue canzoni (in primis Gianna) sarà soprattutto il nonsense e non tutto ciò che si cela dietro di esso. Tragica e prematura la sua scomparsa: un incidente stradale lo porterà via a soli trent'anni.
Come spesso avviene, il lavoro di Rino inizierà ad essere apprezzato solo diversi anni dopo la sua morte e nel nuovo millennio le sue canzoni cominceranno ad essere riscoperte, riscuotendo consensi sempre maggiori soprattutto tra le nuove generazioni. Come ricorda Dario Salvatori, infatti, Rino «è tra noi in qualche modo e quindi è nelle compilation, è nella fiction, è negli spot televisivi, è ovunque» e può essere considerato un artista di culto a tutti gli effetti.

Biografia
I primi anni e il trasferimento a Roma

Salvatore Antonio Gaetano nasce a Crotone, in Calabria da una famiglia originaria di Cutro. In famiglia tutti lo chiamano Salvatorino, ma sua sorella maggiore Anna preferisce chiamarlo Rino. Ben presto, Rino sarebbe divenuto il suo nome a tutti gli effetti. Nel marzo del 1960, quando l'artista calabrese aveva appena dieci anni, la famiglia si trasferisce a Roma per motivi legati al lavoro dei suoi genitori. Nel 1961 Rino viene mandato a studiare nel seminario della Piccola Opera del Sacro Cuore di Narni, in provincia di Terni, non certo per avviarlo ad una carriera ecclesiastica, quanto per assicurargli una buona cultura e per non lasciarlo troppo solo, visto che entrambi i genitori lavoravano. Qui il ragazzo, nelle sue lunghe giornate passate lontano dalla famiglia compone il poemetto E l'uomo volò e lega con un insegnante, padre Renato Simeoni, che ricorda:
Nel 1967 torna finalmente nella città capitolina dove vivrà per tutto il resto della sua vita, prima in via Cimone nei dintorni di piazza Sempione, nel quartiere di Monte Sacro e successivamente in via Nomentana Nuova. L'anno successivo, insieme a un gruppo di amici crea il quartetto dei Krounks, un gruppo che esegue soprattutto cover. Rino suona il basso all'interno della band e nel frattempo si diletta a scrivere canzoni. I suoi artisti di riferimento in quegli anni sono cantanti italiani come Jannacci, De André, Celentano, i Gufi, Gian Pieretti e Ricky Gianco ma anche star internazionali, quali Bob Dylan e i Beatles. È lo stesso Rino ad indicare i propri maestri musicali nel frontespizio di un quaderno che contiene accordi e canzoni scritte di suo pugno.

Il Folkstudio e le esperienze teatrali
Nel 1969 Rino si avvicina al teatro e inizia a frequentare il Folkstudio, noto locale romano dove si esibiscono molti giovani artisti. Qui conosce Antonello 
Venditti, Ernesto Bassignano e Francesco De Gregori. Rino però si rivela molto diverso rispetto agli altri cantanti: la forte ironia dei suoi brani, il suo modo di cantare e di criticare non vanno giù a tutti. Tanto che negli anni successivi egli stesso ammetterà:

  « Già quando cantavo al Folkstudio ero al centro di certe discussioni... insomma molti non volevano che io facessi i miei pezzi perché, dicevano, sembrava che volessi prendere in giro tutti. »

Anche Bassignano ricorda:

  « Adottava uno stile atipico, buffonesco, ma non faceva cabaret. Dissacrava continuamente il pop e, per tutti questi motivi, risultava improponibile per il pubblico del Folkstudio. »

Inoltre Rino si dimostra poco interessato agli ideali di sinistra e, anche per questo, fatica a inserirsi nell'ambiente del Folkstudio: la militanza infatti era quasi un dogma per i cantautori in quegli anni. In quello stesso periodo Rino si esibisce spesso insieme a Venditti in alcuni spettacoli di cabaret organizzati da Marcello Casco. Tra il 1970 e il 1971 inoltre prende parte a diverse rappresentazioni teatrali: recita i poemi di Majakowskij e interpreta Estragone in Aspettando Godot di Samuel Beckett e la volpe in Pinocchio di Carmelo Bene.


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