Arrigo Boldrini

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NATO IL 06-07-1915
MORTO IL 22-01-2008
Italia Arrigo Boldrini è stato un partigiano e politico italiano Infinita Memoria ha realizzato questo Memorial, per omaggiare un Uomo che attraverso il merito della sua opera si è distinto, ricoprendo un ruolo importante nella vita sociale culturale del Paese. E’stato quindi doveroso da parte nostra, erigere un monumento alla memoria, la dove poter indirizzare i nostri Infiniti ringraziamenti

Croce al merito di guerra - 3^ Concessione - nastrino per uniforme ordinaria  Croce al merito di guerra

Pubblicato il 04/09/2013
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Postato il 22/01/2018

“Una lacrima per i defunti evapora. Un fiore sulla loro tomba appassisce. Una preghiera per la loro anima la raccoglie Iddio” (infinitamemoria)
Infinita Memoria
Postato il 22/01/2016

“Sappiate che nulla di ciò che ha radice nel cuore è perduto o verrà dimenticato”.
Infinita Memoria
Postato il 22/01/2015

“Vi sono perdite che comunicano all'anima una sublimità, nella quale essa si astiene dal lamento e cammina in silenzio come sotto alti neri cipressi.” FRIEDRICH WILHELM NIETZSCHE
Marica
Postato il 22/01/2015

“Prego che il Padre Celeste possa mitigare l'angoscia del Vostro cordoglio e Vi doni solo il ricordo degli amati defunti e la solenne fierezza che Vi deriva dall'aver deposto un così costoso sacrificio sull'altare della Libertà.”
Dario F.
Postato il 04/09/2013

« Abbiamo combattuto assieme per riconquistare la libertà per tutti: per chi c'era, per chi non c'era e anche per chi era contro... » (Arrigo Boldrini[1])
Beniamino
Arrigo Boldrini, nome di battaglia "Bulow" (Ravenna, 6 settembre 1915 – Ravenna, 22 gennaio 2008), è stato un partigiano e politico italiano.

Biografia
Figlio di una popolare figura di internazionalista romagnolo, negli anni '20 frequentò assieme a Benigno Zaccagnini la parrocchia ravennate di Santa Maria in Porto retta da don Giuseppe Sangiorgi, amico di don Minzoni (martire antifascista ucciso dagli squadristi). In questi anni apprende quello spirito democratico che lo accompagnerà per tutta la vita. Spirito inquieto (viene espulso per turbolenza e sobillazione dal collegio della Scuola Agraria di Cesena), dopo il diploma di Perito agrario fu chiamato alle armi nel 1935, frequentando la scuola allievi ufficiali e conseguendo il grado di Sottotenente.
Successivamente, lavorò come impiegato a Cesena fino al suo primo richiamo alle armi nel 1939, ove egli si arruolò volontario per circa un mese nella MVSN (la Milizia fascista per far parte della quale era obbligatoria l'iscrizione al Partito Nazionale Fascista), con il grado di "capomanipolo" (corrispondente a Tenente nell'Esercito Regio).
Nel 1940-1941 lavorò a Napoli, ove conobbe il poeta Libero Bovio, entrando in contatto con ambienti antifascisti[3]. A seguito dell'entrata in guerra dell'Italia a fianco della Germania venne richiamato nuovamente alle armi con il grado di tenente di complemento del 120º Reggimento fanteria "Emilia" di stanza alle Bocche di Cattaro in Jugoslavia

La Resistenza
La lotta clandestina
Rientrato in Italia per una licenza di convalescenza nell'estate del 1943, nell'agosto dello stesso anno aderì al clandestino Partito Comunista Italiano e, dopo l'8 settembre, fu tra i principali organizzatori della Resistenza in Romagna. L'11 settembre 1943, prese parte alla riunione fondativa della Resistenza romagnola, tenutasi all'Hotel Mare-Pineta di Milano Marittima[5] e a cui parteciparono, oltre a lui, Mario Gordini, Ennio Cervellati, Giuseppe D'Alema, Riccardo Fedel, Giovanni Fusconi, Gino Gatta, Rodolfo Salvagiani, Agide Samaritani e Virginio Zoffoli.
Il giorno successivo, il 12 settembre, un piccolo gruppo disarmato al comando di Boldrini attuò la prima azione partigiana nell'area ravennate, conosciuta come "la beffa di Savio", riuscendo a trafugare un ingente quantitativo di armi travestendosi da fascisti. Il gruppo era composto da Pierino Saporetti (Sarega), Giovanetti, Rocchi, Giannettoni, Primo Bandini (Noco), Giovanni Fusconi (Isola) e "quel giovane di S. Pierino"
Pur operando come dirigente partigiano si mosse liberamente nel territorio ravennate fino all'8 gennaio 1944, data dalla quale entrò nella clandestinità a seguito di un attentato in cui, durante il ritorno a casa dalla consueta cena col padre, fu fatto segno da alcuni colpi d'arma da fuoco da parte di ignoti fascisti, che gli bucarono la manica del cappotto e una falda del cappello.
Membro del gruppo di comando militare romagnolo del PCI, successivamente ufficiale di collegamento del CUMER (Comando Unico Militare Emilia-Romagna) e responsabile militare per il C.L.N. della zona di Ravenna, ebbe costantemente un ruolo di primissimo piano nel comando della 28ª Brigata GAP "Mario Gordini": le spiccate capacità di stratega e la sua teorizzazione della "pianurizzazione" della guerra partigiana (fino ad allora immaginata possibile solo sulle colline o sulle montagne) gli valsero il soprannome di Bulow, in ricordo del famoso comandante prussiano durante le guerre napoleoniche, il conte Friedrich Wilhelm von Bülow.

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