Biografia
Nasce nella Venezia Giulia, figlio di Aldo Paoli, un ingegnere navale originario di Campiglia Marittima, e di Caterina (Rina) Rossi, casalinga giuliana. I genitori si erano trasferiti a Pegli all'inizio degli anni trenta ma, verso la fine della gravidanza, la madre volle tornare a Monfalcone per partorire nella sua casa di origine, come era consuetudine.[1]
Poco incline agli studi, non terminerà il liceo scientifico e preferirà andare a lavorare. Il padre gli trova un lavoro prima come disegnatore meccanico, poi come grafico in un'agenzia pubblicitaria, dove può coltivare la sua passione per la pittura partecipando anche a mostre collettive e concorsi. L'amore per la musica lo riceve dalla madre pianista, ascolta Nat King Cole, Bud Powell e Billie Holiday da cui impara l'emozione nel cantare.[1] In Liguria frequenta un gruppo di amici che condividono questa sua stessa passione e che costituiranno il primo nucleo della cosiddetta scuola genovese: Luigi Tenco (con il quale forma il gruppo "I Diavoli del Rock"), Bruno Lauzi, Fabrizio De André, Umberto Bindi, Joe Sentieri, Giorgio Calabrese ed i fratelli Gian Franco e Gian Piero Reverberi. Con i Diavoli del Rock si esibisce nei pomeriggi studenteschi e cerca di rimediare qualche lira.
Riformato alla visita di leva per miopia, nel 1954 conosce Anna Fabbri, sedicenne studentessa di ragioneria, che sposerà tre anni dopo. La coppia andrà ad abitare in una soffitta vicino al mare di Boccadasse, quartiere di Genova.
I due fratelli Reverberi, musicisti professionisti, fanno convocare a Milano Paoli e i suoi amici Bindi e Tenco per un'audizione presso la Dischi Ricordi, da poco costituitasi come casa discografica. Sotto la direzione artistica di Nanni Ricordi, Gino realizza i suoi primi 45 giri, nel 1959, (La tua mano, Non occupatemi il telefono, Senza parole, Sassi) senza ottenere alcun successo, tanto che aspetta il 1962 per dimettersi dall'agenzia pubblicitaria presso la quale lavora. Stesso destino sembra toccare al successivo La gatta, brano autobiografico pubblicato nel 1960, che nei primi tre mesi vende poco più di cento copie. Un incessante passaparola, però, fa sì che più tardi il brano arrivi in classifica, calamitando l'attenzione degli addetti ai lavori e l'interesse del paroliere Mogol, che fa da prestanome al giovane Paoli, non ancora iscritto alla SIAE.
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