Gastone Moschin

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NATO IL 08-06-1929
MORTO IL 04-09-2017
Italia  Gastone Moschin è stato un attore italiano.

Infinita Memoria ha realizzato questo Memorial per omaggiare un Uomo che attraverso il merito della sua opera si è distinto, ricoprendo un ruolo importante nella vita sociale culturale del Paese. E’stato quindi doveroso da parte nostra erigere un monumento alla memoria, la dove poter indirizzare i nostri Infiniti ringraziamenti.
Pubblicato il 14/10/2017
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Postato il 14/10/2017

Al cinema ha lavorato con i registi più grandi: Lizzani, Vancini, Germi, Vancini, Bertolucci, Pietrangeli, Monicelli. Un grande uomo di spettacolo, che in carriera ha vinto due Nastri d'argento: uno del 1967 per "Signore e Signori" e uno nel 1986 per "Amici miei atto III". R.I.P Maestro
Marco Lucciola
Gastone Moschin (San Giovanni Lupatoto, 8 giugno 1929 – Terni, 4 settembre 2017) è stato un attore italiano.

Biografia
Il teatro

Negli anni cinquanta intraprende la sua carriera come attore teatrale, facendo parte prima della Compagnia del Teatro Stabile di Genova e del Piccolo Teatro di Milano, poi collaborando con il Teatro Stabile di Torino (Zio Vanja, di Cechov, 1977; I giganti della montagna, di Pirandello, 1979). Sempre di Cechov, nel 1968 ha interpretato il ruolo di Lopachin ne Il giardino dei ciliegi, sotto la regia di Mario Ferrero.

Dal 1983 ha formato una propria compagnia, presentando tra l'altro Sior Todero brontolon di Goldoni (1983), Uno sguardo dal ponte (1984) ed Erano tutti miei figli (1989) di Miller, Il gabbiano (1990) ancora di Cechov.

Il cinema
Attore poliedrico e capace, incomincia la sua attività cinematografica nel 1955 con La rivale, di Anton Giulio Majano. A partire da quello stesso periodo è stato attivo, seppur in maniera saltuaria, anche come doppiatore: per il cinema ha prestato la propria voce a Livio Lorenzon in Il vedovo di Dino Risi e a Morando Morandini in Prima della rivoluzione di Bernardo Bertolucci.

La commedia all'italiana
Nel 1959 esordisce nella commedia all'italiana con Audace colpo dei soliti ignoti di Nanni Loy, ma il ruolo che lo farà emergere sarà quello del fascista codardo Carmine Passante nel film Gli anni ruggenti (1962) di Luigi Zampa. Di lì in avanti Moschin si dimostrerà una presenza assidua nelle commedie dell'Italia alternando ruoli da protagonista a ruoli da spalla di lusso. Nel 1963 è un quarantenne deluso in La rimpatriata di Damiano Damiani e un camionista innamorato in La visita di Antonio Pietrangeli, nel 1965 centra un grande successo commerciale e personale con il ruolo di Adolf nella commedia d'azione di Marco Vicario Sette uomini d'oro, film di culto che generò un sequel diretto dallo stesso regista (Il grande colpo dei sette uomini d'oro) e un paio di imitazioni/variazioni (Sette volte sette, Stanza 17-17 palazzo delle tasse, ufficio imposte) sotto la direzione di Michele Lupo, e sempre con Moschin protagonista.


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