Franca Valeri

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NATA IL 31-07-1920
MORTA IL 09-08-2020
Italia Franca Valeri, pseudonimo di Alma Franca Maria Norsa (Milano, 31 luglio 1920 – Roma, 9 agosto 2020), è stata un'attrice, sceneggiatrice e drammaturga italiana, di teatro e di cinema, nota per la sua lunga carriera di interprete caratterista. Appassionata di opera lirica, nella sua carriera si è dedicata anche alla regia operistica.
Pubblicato il 09/08/2020


Franca Valeri, pseudonimo di Alma Franca Maria Norsa (Milano, 31 luglio 1920 – Roma, 9 agosto 2020), è stata un'attrice, sceneggiatrice e drammaturga italiana, di teatro e di cinema, nota per la sua lunga carriera di interprete caratterista.

Appassionata di opera lirica, nella sua carriera si è dedicata anche alla regia operistica.

Biografia
Infanzia e giovinezza

Nasce come secondogenita in una famiglia borghese milanese[3], da Luigi Norsa e Cecilia Valagotti; il padre di Franca Valeri era ebreo[4] e la madre, cattolica, era inizialmente mal vista dai parenti del futuro marito, ma l'arrivo del primogenito convinse la suocera ad acconsentire al matrimonio. A carriera già avviata, fu poi scoperta nell'albero genealogico della famiglia la presenza di un'attrice vissuta nel XVIII secolo, di nome Fanny Norsa

Cresce frequentando il teatro di prosa e si appassiona anche di teatro operistico musicale, in giovane età. Trascorre l'infanzia tra Milano, durante l'inverno, e Riccione, Venezia e la Svizzera per le lunghe vacanze estive[3]. Frequenta il Liceo classico Giuseppe Parini nella sezione C, l'unica in cui venga insegnata la lingua inglese. Sua compagna di classe e amica in quel periodo è Silvana Mauri[6], futura moglie di Ottiero Ottieri e nipote di Valentino Bompiani, il quale, trasferitosi a Milano in quegli anni, aveva fondato la casa editrice Bompiani.

Le leggi razziali del 1938 privano la famiglia dei diritti fondamentali e Franca Valeri si trova, per di più, a dover rinunciare anche alle affezionate domestiche. Il periodo più buio arriva dopo l'8 settembre 1943. Il padre e il fratello trovano rifugio in Svizzera. Franca, rimasta a Milano con la madre, sopravvive alle deportazioni grazie ad un impiegato dell’anagrafe, il quale le rilascia una carta d’identità falsa, che la trasforma nella figlia illegittima di Cecilia Pernetta di Pavia.

Durante la seconda guerra mondiale è amica di Camilla Cederna, Lodovico Belgiojoso, Gian Luigi Banfi, Ernesto Rogers, Aurél Peressutti e di altri intellettuali milanesi; più tardi diviene molto amica di persone di teatro, come Nora Ricci, con la quale reciterà negli sceneggiati Rai Nel mondo di Alice e Sì, vendetta..., entrambi del 1974, e Giuseppe Patroni Griffi.

Franca Valeri inizia recitando delle caricature, già prima della guerra, durante l'adolescenza, in compagnia di alcune amiche con le quali inscena una specie di teatrino ad uso e consumo di amici e parenti. Nasce in questo ambito il personaggio della "signorina snob", così battezzato poi dalla radio, la "Cesira la manicure", personaggio che stigmatizzava con sagacia e ironia i comportamenti ipocriti della borghesia milanese), e la Signora Cecioni, una romana popolana, sempre al telefono con mammà.

Esordi
Esordisce nel 1947 con il personaggio di Lea Lebowitz, una ebrea innamorata del rabbino, in un lavoro teatrale. Più tardi entrerà a far parte della compagnia del Teatro dei Gobbi, dove esordirà nel 1949.[3] Il nome d'arte Franca Valeri viene scelto solo più tardi, nei primi anni cinquanta, su suggerimento dell'amica Silvana Mauri, che in quel periodo stava leggendo un libro del poeta Paul Valéry, e su spinta del padre ingegnere che non era convinto della carriera d'attrice della figlia.

La compagnia del Teatro dei Gobbi, formata da Alberto Bonucci (più tardi sostituito da Luciano Salce), Vittorio Caprioli e Franca Valeri, si trasferisce a Parigi portando in scena i Carnet de notes n. 1 (1949) e Carnet de notes n. 2 (1950), opere che propongono una serie di sketch satirici sulla società contemporanea senza ausilio di scene e costumi.[senza fonte]

La compagnia sceglie infatti una formula teatrale che non prevede alcun travestimento: gli attori non indossano costumi per caratterizzare uno o l'altro personaggio, ma si presentano così come sono al naturale, in modo che il personaggio sia una invenzione del momento e che scaturisca "come dal cappello di un prestigiatore".

A Parigi la compagnia si esibisce in un teatrino del quartiere latino, vicino al teatro dei Pitöeff, condividendo la serata con un'altra coppia di artisti: Raymond Devos e Marcel Marceau e utilizzando scene dipinte da Lila De Nobili



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