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Antonio De Curtis Totò

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NATO  IL 15-02-1898
MORTO  IL 15-04-1967

Italia Totò, nome d'arte di Antonio Focas Flavio Angelo Ducas Comneno di Bisanzio De Curtis Gagliardi, più semplicemente Antonio De Curtis, è stato un attore, commediografo, paroliere, poeta e sceneggiatore italiano. Soprannominato "il principe della risata", è considerato uno dei più grandi interpreti nella storia del teatro e del cinema italiano.
Pubblicato il 04/09/2012



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Postato il 15/04/2016

“Sappiate che nulla di ciò che ha radice nel cuore è perduto o verrà dimenticato”.
Infinita Memoria
Postato il 15/04/2015

“Di notte, quando sono a letto, nel buio della mia camera, sento due occhi che mi fissano, mi scrutano, mi interrogano, sono gli occhi della mia coscienza.” (Totò)
Cristina
Postato il 15/04/2015

Con te se ne va l'ultimo pezzo di un'Italia, ironica e garbata, che non c'è più. Mi resterà il ricordo di serate passate a guardare i tuoi spettacoli in tv. Per me eri tra i più grandi. Grazie Totò.
Vincenzo De Rosa
Postato il 15/04/2015

Bastava guardarlo e ti veniva una voglia irresistibile di sorridere. E pensavi: "Hai ragione, sorridiamoci sopra, non prendiamoci troppo sul serio." Grazie Totò.
Federico
Postato il 28/02/2015

Ora che sei circondato dal silenzio e dalla pace eterna, contempla l'infinito con il pensiero rivolto a quanti, passeggiando con te sul sentiero della vita eterna, ti hanno amato.
Oreste
Postato il 22/09/2012

« Totò era una maschera ed è paragonabile solo ai grandi come Chaplin, Keaton e i fratelli Marx. Ma noi che l'abbiamo diretto gli affidavamo parti troppo "umane" e lui finiva così per perdere inevitabilmente quella comicità surreale e astratta che era riuscito a sprigionare al massimo quando faceva la rivista e l'avanspettacolo. » (Mario Monicelli)
Nicola
Postato il 12/09/2012

« Signori si nasce e io lo nacqui, modestamente! » (Totò, dal film Signori si nasce)
Nino

Totò, nome d'arte di Antonio Focas Flavio Angelo Ducas Comneno di Bisanzio De Curtis Gagliardi, più semplicemente Antonio De Curtis (Napoli, 15 febbraio 1898 – Roma, 15 aprile 1967), è stato un attore, commediografo, paroliere, poeta e sceneggiatore italiano. Soprannominato "il principe della risata", è considerato uno dei più grandi interpreti nella storia del teatro e del cinema italiano.

Nato Antonio Vincenzo Stefano Clemente da Giuseppe De Curtis, che lo riconobbe legalmente soltanto nel 1937, e adottato nel 1933 dal marchese Francesco Maria Gagliardi Focas; Cavaliere del Sacro Romano Impero (D. M. di riconoscimento 6 maggio 1941), il 18 luglio 1945 e il 7 agosto 1946 il Tribunale di Napoli, IV sez., emanò sentenze che gli riconobbero diversi titoli nobiliari che vennero registrati a pag. 42 vol. 28 del Libro d'Oro della Nobiltà Italiana tenuto presso l'archivio della Consulta Araldica (Roma, Archivio Centrale dello Stato): Principe, Conte Palatino, Nobile, trattamento di Altezza Imperiale. Con sentenza 1 marzo 1950 del Tribunale civile di Napoli il cognome di Totò venne rettificato in "Focas Flavio Angelo Ducas Comneno De Curtis di Bisanzio", anche se sul pronao della cappella della sua tomba, nel Cimitero di Santa Maria del Pianto a Napoli, l'incisione recita solo Focas Flavio Comneno De Curtis di Bisanzio - Clemente. Di fatto, dalla sentenza del 1946, Totò acquisì i titoli ed i nomi di: Antonio Griffo Focas Flavio Ducas Commeno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio, altezza imperiale, conte palatino, cavaliere del Sacro Romano Impero, esarca di Ravenna, duca di Macedonia e di Illiria, principe di Costantinopoli, di Cilicia, di Tessaglia, di Ponte di Moldavia, di Dardania, del Peloponneso, conte di Cipro e di Epiro, conte e duca di Drivasto e Durazzo.

Totò spaziò in tutti i generi teatrali, con oltre 50 titoli, dal variété all'avanspettacolo, alla "grande rivista" di Michele Galdieri, passando per il cinema, con 97 film interpretati dal 1937 al 1967, visti da oltre 270 milioni di spettatori, un primato nella storia del cinema italiano, e la televisione con una serie di 9 telefilm diretti da Daniele D'Anza, poco prima della scomparsa, ormai ridotto alla quasi cecità per la lunga esposizione ai fari di scena che lo aveva costretto nel 1957 ad abbandonare il palcoscenico.
Grande maschera nel solco della tradizione della Commedia dell'Arte, accostato di volta in volta a comici come Buster Keaton o Charlie Chaplin, conservò fino alla fine una sua unicità interpretativa che risaltava sia in copioni puramente brillanti (diretto, tra gli altri, da Mario Mattoli, Camillo Mastrocinque o Sergio Corbucci), sia in parti drammatiche, interpretate alla fine della carriera, con maestri del calibro di Alberto Lattuada o Pier Paolo Pasolini. A distanza di decenni i suoi film riscuotono ancora grande successo, e molte delle sue memorabili battute e gag-tormentoni sono spesso diventate anche perifrasi entrate nel linguaggio comune.

Biografia
Lo scugnizzu del rione Sanità
Nacque nel rione Sanità, in via Santa Maria Antesaecula, al secondo piano del civico 109, da una relazione clandestina di Anna Clemente (Palermo, 1882 – Roma, 1948) con Giuseppe de Curtis (Napoli, 12 agosto 1873 – Roma, 29 settembre 1944) che, in principio, non lo riconobbe. L'assenza della figura paterna pesò molto, anche in seguito, sul carattere dell'attore, tanto che nel 1933, già famoso sui palcoscenici italiani, si fece adottare dal marchese Francesco Maria Gagliardi Focas, in cambio di una rendita.
Studiò al collegio Cimino senza ottenere la licenza ginnasiale: la madre lo voleva sacerdote, ma, incoraggiato dai primi successi nelle piccole recite in famiglia (chiamate a Napoli "periodiche"), e attratto dagli spettacoli di varietà, nel 1913, a soli quindici anni, iniziò a frequentare i teatrini periferici esibendosi in macchiette e imitazioni del repertorio di Gustavo De Marco con lo pseudonimo di Clerment.
Proprio su questi palcoscenici di periferia incontrò attori del calibro di Eduardo De Filippo, Peppino De Filippo e i musicisti Cesare Andrea Bixio e Armando Fragna. Dopo il servizio militare, svolto ad Alessandria durante la prima guerra mondiale, si esibì ancora come macchiettista, scritturato dall'impresario Eduardo D'Acierno - diventò poi celebre la macchietta del "Bel Ciccillo" riproposta nel 1949 nel film Yvonne la nuit - e ottenne un primo successo alla Sala Napoli, locale minore del capoluogo campano, con una parodia della canzone di E. A. Mario Vipera, intitolata Vicolo.
Su questi palcoscenici, spesso improvvisati, con orchestre di second'ordine e comprimari raccogliticci, Totò imparò l'arte dei guitti, ossia di quegli attori - napoletani e non - che recitavano senza una sceneggiatura ben impostata, arte alla quale Totò aggiunse caratteristiche tutte sue: una conformazione particolare del naso e del mento - frutto di un incidente giovanile col precettore del ginnasio - movimenti del corpo in libertà totale, da burattino snodabile, e una comicità surreale e irriverente, pronta tanto a sbeffeggiare i potenti quanto a esaltare i bisogni umani primari: la fame, la sessualità, la salute mentale.

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
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Foto antoniodecurtis.org/foto.htm