Gian Maria Volontè

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NATO IL 09-04-1933
MORTO IL 06-12-1994
Italia Gian Maria Volontè è stato un attore e sceneggiatore italiano.
Considerato da Felice Laudadio il più grande attore italiano del suo tempo, versatile e incisivo, Volontè è ricordato per la presenza magnetica e la recitazione matura, ma non priva di accenti aggressivi e istrionici. 
Pubblicato il 06/09/2012
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Postato il 06/12/2017

Il ricordo dei defunti, la cura dei sepolcri e i suffragi sono testimonianza di fiduciosa speranza, radicata nella certezza che la morte non è l’ultima parola sulla sorte umana, poiché l’uomo è destinato ad una vita senza limiti, che ha la sua radice e il suo compimento in Dio. (Papa Francesco)
Infinita Memoria
Postato il 06/12/2016

“Sappiate che nulla di ciò che ha radice nel cuore è perduto o verrà dimenticato”.
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Postato il 06/12/2015

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Postato il 06/12/2014

"Un guerrigliero in divisa da attore"; così era definito Gian Maria Volonté negli anni Settanta. Geniale protagonista del cinema italiano
Nicosia
Postato il 13/09/2012

« Posso dirvi che vedendo Gian Maria Volontè capirete cosa vuol dire il mestiere dell'attore. » (Giuliano Montaldo)
Vittorio

Gian Maria Volontè (Milano, 9 aprile 1933 – Florina, 6 dicembre 1994) è stato un attore e sceneggiatore italiano.
Considerato da Felice Laudadio il più grande attore italiano del suo tempo, versatile e incisivo, Volontè è ricordato per la presenza magnetica e la recitazione matura, ma non priva di accenti aggressivi e istrionici. Ottenuta fama internazionale interpretando il ruolo del "cattivo" negli spaghetti western di Sergio Leone, divenne l'attore-simbolo del cinema d'impegno civile italiano, dando vita a eccellenti ritratti di personaggi "illustri", tratti dalla storia e dalla letteratura, o legati all'attualità più o meno recente.
Il fratello minore Claudio fu anch'egli attore, conosciuto col nome d'arte di Claudio Camaso.

Biografia
Le origini
Gian Maria Volontè nacque a Milano - ma crebbe a Torino - il 9 aprile 1933. Il padre, Mario Volontè, era un milite fascista originario di Saronno (in provincia di Varese) che, nel 1944, fu al comando della Brigata Nera di Chivasso, incaricata di catturare i partigiani comunisti attivi nella zona; la madre, Carolina Bianchi, apparteneva ad una benestante famiglia di industriali milanesi.

Gian Maria trascorre un'infanzia difficile ed infelice per via della precarietà economica familiare causata in primis dall'arresto del padre, colpevole dell'assassinio di alcuni partigiani durante il periodo in cui era alla guida della Brigata Nera di Chivasso (Mario Volontè, in seguito, morirà in prigione). Carolina, la madre, cerca in tutti i modi di fronteggiare la crisi arrivando ad affittare le camere della sua grande casa, e a vendere molteplici oggetti di valore.

Il giovane Gian Maria, di indole ribelle, abbandona gli studi all'età di 14 anni e decide di trovare un impiego, in modo da fornire da sostegno alla povera madre. Dopo aver lavorato per quasi due anni in Francia come raccoglitore di mele, Volontè ritorna in Italia ove vive di espedienti. Proprio in questo periodo Volontè si appassiona alla letteratura divenendo sovente lettore delle opere di Camus e di Sartre.

Gli esordi: il teatro e la televisione
All'età di 16 anni Volontè, per necessità economiche, si unisce alla compagnia teatrale itinerante I carri di Trespi, ricoprendo i ruoli di aiuto-guardarobiere e segretario. Ma tale esperienza fa sorgere in lui la passione per la recitazione che, nel 1954, lo spingerà a Roma per frequentare l'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica, ove Gian Maria si fa ben presto notare come un "giovane di grande talento". Nel 1957 Volontè, ancora studente all'Accademia, ha la sua prima esperienza come attore recitando, sotto la regia di Franco Enriquez, nello sceneggiato televisivo La Foresta pietrificata (tratto da un dramma teatrale di Robert E. Sherwood) e successivamente diretto da Corrado Pavolini in Fedra (tratto dall'omonima tragedia di Jean Racine).

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