Carmelo Bene

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NATO IL 01-10-1937
MORTO IL 16-03-2002
Italia  Carmelo Pompilio Realino Antonio Bene (Campi Salentina, 1º settembre 1937 – Roma, 16 marzo 2002) è stato un attore, drammaturgo, regista, scrittore e poeta italiano, considerato uno degli artisti più poliedrici nella storia del teatro mondiale.
Pubblicato il 14/06/2013
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Postato il 16/03/2017

Il ricordo dei defunti, la cura dei sepolcri e i suffragi sono testimonianza di fiduciosa speranza, radicata nella certezza che la morte non è l’ultima parola sulla sorte umana, poiché l’uomo è destinato ad una vita senza limiti, che ha la sua radice e il suo compimento in Dio. (Papa Francesco)
Infinita Memoria
Postato il 16/03/2016

“Sappiate che nulla di ciò che ha radice nel cuore è perduto o verrà dimenticato”.
Infinita Memoria
Postato il 16/03/2015

“Il mio epitaffio potrebbe essere quel passaggio di Sade: mi ostino a vivere perché "Anche da morto io continui a essere la causa di un disordine qualsiasi".(Carmelo Bene) „
Davide M.
Postato il 14/06/2013

Per capire un poeta, un artista, a meno che questo non sia soltanto un attore, ci vuole un altro poeta e ci vuole un altro artista.
Dino
Postato il 14/06/2013

“Il talento fa quello che vuole, il genio fa quello che può. Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento.
Veronica
Carmelo Pompilio Realino Antonio Bene (Campi Salentina, 1º settembre 1937 – Roma, 16 marzo 2002) è stato un attore, drammaturgo, regista, scrittore e poeta italiano, considerato uno degli artisti più poliedrici nella storia del teatro mondiale.

Biografia
Nasce a Campi Salentina, in provincia di Lecce, alle ore nove e trenta del 1º settembre 1937, da genitori originari di Vitigliano, piccola località del Salento meridionale, frazione di Santa Cesarea Terme. I suoi genitori, Umberto Bene e Amelia Secolo (1905-1992), gestivano una fabbrica di tabacco dove lavoravano diverse centinaia di giovani operaie. Carmelo era un bambino gracile, timido, introverso, taciturno. Sua madre era fervente cattolica, praticante, così il piccolo Carmelo si trovò a servire «un'infinità di messe», sia a Campi Salentina che a Lecce, dove abitava sua zia Raffaella, anche tre o quattro al giorno. Una vocazione, questa, che abbandonò man mano, fino a diventare allergico a qualsiasi tipo di ritualizzazione religiosa. Frequentava la scuola degli Scolopi di Lecce. Carmelo non considerò bene gli insegnanti, definendoli (nella sua autobiografia ) incompetenti in teologia, bestemmiatori e pedofili. Trascorre così l'infanzia perlopiù fra i vezzi affettuosi di questa moltitudine di ragazze, la scuola degli Scolopi e le gite domenicali a Lecce.

Dopo gli studi presso l'Istituto Calasanzio dei Padri Scolopi di Campi Salentina, dove frequenta le scuole medie ed il liceo classico sino al secondo anno, conclude gli studi classici nel Collegio Argento dei Padri Gesuiti di Lecce. In seguito si iscrive, diciassettenne, alla Facoltà di Giurisprudenza a Roma, senza tuttavia frequentarla, tranne inizialmente per quel che riguarda le lezioni di anatomia. Si iscrive allo stesso tempo al primo anno dell'Accademia Sharoff. Da Lecce gli arriva la cartolina precetto e parte così per la visita di Leva, ma, non volendo sprecare inutilmente 18 mesi delle sue «numerose vite», evita di fare il militare fingendosi omosessuale, mandando con ciò su tutte le furie il capitano addetto al colloquio. Anche all'esame psichiatrico risultò la sua ambivalenza, guadagnando così l'attestato di Ram (ridotta attitudine militare).

Nel 1957 si iscrive all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica «Silvio D'Amico» e ne frequenta i corsi per un solo anno, ritenendoli del tutto inutili: esisteva un certo attrito fra lui e gli insegnanti, e lo stesso Carmelo Bene sintetizza i divergenti punti di vista affermando: «Il metodo per risvegliare i sentimenti era l'accademia Sharoff, quello per addormentarli la Silvio D'Amico». E altrove: «Per fortuna, dopo un anno passai a non frequentare la Silvio D'Amico». Diventò presto famigerata la battuta: «Come va? Non c'è Bene grazie». Bene ricorda che alla Silvio D'Amico, solo due insegnanti credevano in lui: l'insegnante di metrica e la signora Morino[9], trent'anni primattrice con Ruggero Ruggeri

A Roma i genitori gli pagano solo l'affitto e un minimo di vitto, perciò in questi primi anni romani Carmelo si vede costretto, per sostenere la propria vita sregolata, a lavorare di astuzia, a praticare ed inventare sotterfugi. Sono questi gli anni delle colossali sbronze, che poi - racconta Bene - proseguiranno per molto tempo: «Per quasi vent'anni ho bevuto in media tre bottiglie di Ballantine e fumato una stecca di Gitanes al giorno...». Finisce spesso per essere arrestato: «Bastava girare con la barba non rasa di un giorno» per essere fermato, interrogato o addirittura arrestato. Se poi si era in preda al delirio alcolico si finiva diritti dentro. Nel solo anno 1958 Carmelo Bene trascorse «trecentoventicinque notti nei vari commissariati di zona». Debutta ventiduenne in teatro con Caligola di Albert Camus nel 1959, per la regia di Alberto Ruggiero Dopo le prime esibizioni romane torna a Campi Salentina con l'intento di sposare Giuliana Rossi, un'attrice fiorentina di sei anni più grande, mal vista dalla famiglia di lui. Il padre, in combutta con il primario, arriva a farlo internare al manicomio per un paio di settimane, senza una motivazione plausibile, se non quella sottaciuta di far scemare l'attrazione e l'intenzione a realizzare il matrimonio; Giuliana poi subisce esplicite minacce. Si sposano comunque a Firenze il 23 aprile del 1960, «più per accontentare la suocera che per effettiva vocazione» e dalla loro unione nasce un figlio, Alessandro, che viene allevato prevalentemente dai nonni materni e muore di tumore in giovane età il 3 ottobre 1965 all'ospedale Meyer di Firenze.

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