Guglielmo Gabetto

+ Condividi
NATO IL 24-02-1916
MORTO IL 04-05-1949
Italia Football pictogram.svg Guglielmo Gabetto è stato un calciatore italiano, nel ruolo di attaccante. Perse la vita a Superga il 4 maggio 1949 quando il Fiat G.212 di ritorno dalla trasferta di Lisbona si schiantò contro il muraglione del terrapieno posteriore della basilica di Superga.
Pubblicato il 03/09/2012


Postato il 04/05/2022

Se potessi rivederti tra un anno farei tanti gomitoli di mesi. Se l’attesa fosse di secoli li conterei sulla mano. E se sapessi che finita questa vita, la mia e la tua proseguiranno insieme , getterei la mia come inutile scorza e sceglierei con te l’eternità (Emily Dickinson)
Infinita Memoria
Postato il 04/05/2021

Se potessi rivederti tra un anno farei tanti gomitoli di mesi. Se l’attesa fosse di secoli li conterei sulla mano. E se sapessi che finita questa vita, la mia e la tua proseguiranno insieme , getterei la mia come inutile scorza e sceglierei con te l’eternità (Emily Dickinson)
Infinita Memoria
Postato il 04/05/2020

Se potessi rivederti tra un anno farei tanti gomitoli di mesi. Se l’attesa fosse di secoli li conterei sulla mano. E se sapessi che finita questa vita, la mia e la tua proseguiranno insieme , getterei la mia come inutile scorza e sceglierei con te l’eternità (Emily Dickinson)
Infinita Memoria
Postato il 04/05/2019

“Un uomo non muore mai se c’è qualcuno che lo ricorda.” (Ugo Foscolo)
Infinita Memoria
Postato il 04/05/2018

“Una lacrima per i defunti evapora. Un fiore sulla loro tomba appassisce. Una preghiera per la loro anima la raccoglie Iddio” (infinitamemoria)
Infinita Memoria
Postato il 04/05/2017

Il ricordo dei defunti, la cura dei sepolcri e i suffragi sono testimonianza di fiduciosa speranza, radicata nella certezza che la morte non è l’ultima parola sulla sorte umana, poiché l’uomo è destinato ad una vita senza limiti, che ha la sua radice e il suo compimento in Dio. (Papa Francesco)
Infinita Memoria
Postato il 04/05/2016

“Sappiate che nulla di ciò che ha radice nel cuore è perduto o verrà dimenticato”.
Infinita Memoria
Postato il 09/06/2013

Un pilastro del Grande Torino, unico autentico torinese di quella squadra insieme ad Operto
Dario
 Pag.  di 1  

Guglielmo Gabetto (Torino, 24 febbraio 1916 – Superga, 4 maggio 1949) è stato un calciatore italiano, nel ruolo di attaccante.
Insieme ai portieri Alfredo Bodoira ed Eugenio Staccione II è stato uno dei tre calciatori che hanno vinto il campionato italiano sia con la Juventus sia con il Torino, realizzando più di 80 reti in Serie A con entrambe le maglie. Con 127 gol totali con la maglia del Torino si trova al 4º posto della classifica dei marcatori del club torinese dietro a Gino Rossetti (144).
Venne soprannominato "Il Barone".
Attaccante completo, rapido nel breve e guizzante nel dribbling, con notevoli doti acrobatiche. Fantasioso realizzatore di gol apparentemente impossibili. La coordinazione e la potenza del tiro ne fecero un cannoniere implacabile.
Era acrobatico, astuto e malizioso, sfruttava il fisico longilineo e spigoloso per dare spettacolo. Odiava fare le cose banali. Per la sua eleganza e i capelli sempre in ordine, lisciati dalla brillantina a imitazione dell'altro grande juventino Raimundo Orsi, era chiamato il Barone, come accadrà decenni dopo prima a Nils Liedholm e poi a Franco Causio. Era il cosiddetto "uomo spogliatoio", sapeva sdrammatizzare ogni situazione, gratificato da una spontaneità tipicamente popolana.
Torinese purosangue, della Borgata Aurora, incominciò a giocare nella Juventus nel 1934, e in soli sette anni segnò 102 gol (di cui 85 in campionato) che ne fanno ancora oggi uno dei migliori realizzatori nella storia della società bianconera. Nel 1941 fu acquistato, dal Torino Calcio, per la somma, notevole per l'epoca, di 330.000 lire. Nello stesso anno la società granata acquistò altri due juventini, Felice Borel e Alfredo Bodoira. Qualcuno, scherzosamente, lo chiamava «La Santa Rita dei goleador», per i suoi gol così difficili da realizzare, un po' come i miracoli attribuiti alla Santa. Era molto amato dai tifosi, che lo chiamavano "Gabe". Lui legava profondamente con Franco Ossola, e ciò era proficuo anche in campo, dove il loro affiatamento dava buoni risultati alla squadra. Quando arrivarono al Torino anche Ezio Loik e Valentino Mazzola poté giocare al meglio delle sue possibilità, e negli anni successivi divenne un pilastro del Grande Torino, unico autentico torinese di quella squadra insieme ad Operto
Il giornalisto sportivo Giglio Panza, ricorda Guglielmo Gabetto perché erano entrambi nella Compagnia Atleti del 92º Fanteria. Quando Gabetto arrivò come recluta, Panza era già un graduato. Iniziò così la loro amicizia. Gli altri commilitoni avevano rispetto per lui, perché considerato un personaggio importante. Gabetto cercava di legare con tutti e faceva fino in fondo il suo lavoro di recluta. Una volta fece vincere una gara di marcia a Panza perché gli fosse concesso un permesso domenicale, così da trascorrerlo con la sua ragazza. Gabetto era già fidanzato con quella che sarebbe poi divenuta la moglie. 


Da Wikipedia, l'enciclopedia libera
Continua a leggere it.wikipedia.org/wiki/Guglielmo_Gabetto