Ernò Egri Erbstein

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NATO IL 13-05-1898
MORTO IL 04-05-1949
Italia Football pictogram.svg Egri Erbstein è stato un calciatore e allenatore di calcio ungherese. Perse la vita a Superga il 4 maggio 1949 quando il Fiat G.212 di ritorno dalla trasferta di Lisbona si schiantò contro il muraglione del terrapieno posteriore della basilica di Superga.
Pubblicato il 03/09/2012
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Postato il 04/05/2018

“Una lacrima per i defunti evapora. Un fiore sulla loro tomba appassisce. Una preghiera per la loro anima la raccoglie Iddio” (infinitamemoria)
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Postato il 04/05/2017

Il ricordo dei defunti, la cura dei sepolcri e i suffragi sono testimonianza di fiduciosa speranza, radicata nella certezza che la morte non è l’ultima parola sulla sorte umana, poiché l’uomo è destinato ad una vita senza limiti, che ha la sua radice e il suo compimento in Dio. (Papa Francesco)
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Postato il 04/05/2016

“Sappiate che nulla di ciò che ha radice nel cuore è perduto o verrà dimenticato”.
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Postato il 22/08/2013

« Un crepuscolo durato tutto il giorno, una malinconia da morire. Il cielo si sfaldava in nebbia, e la nebbia cancellava Superga »
Egidio
Egri Erbstein (Nagyvárad, 13 maggio 1898 – Superga, 4 maggio 1949) è stato un calciatore e allenatore di calcio ungherese, scomparso nella tragedia di Superga.
Di origini ebraiche, Egri Erbstein (questo il suo vero nome in ungherese) nasce nel 1898 a Nagyvárad, oggi città della Romania col nome di Oradea, nella parte ungherese dell'Impero Austro-Ungarico. Si trasferisce a Budapest come studente di educazione fisica ed entra nell'associazione locale di atletica. Il Budapesti Atle'tikai Klub conta però anche una squadra di calcio, il Bak che lo ingaggia nel ruolo di mediano. Dopo il diploma inizia a lavorare come agente di borsa e anche se il calcio passa in secondo piano, milita sempre nelle file del Bak. Nel 1924 però l'Olympia, oggi Fiumana, lo nota e lo porta in Italia. L'anno successivo è un giocatore del Vicenza, nell'allora seconda divisione, l'attuale serie B, dove gioca 28 partite.
Il suo lavoro di agente di borsa lo porta a varcare l'oceano, trovando però anche un ingaggio nell'American Soccer League giocando con il Brooklin Wanderes dove milita anche il connazionale Béla Guttmann. Gioca un paio d'anni poi la crisi nell'attività borsistica lo porta ad abbandonare gli Stati Uniti e a chiudere la sua carriera con il calcio giocato e a rientrare in Ungheria.
Dopo la guerra, fu rintracciato dal presidente Novo e fece il suo ritorno nella squadra granata in qualità di consulente prima e di direttore tecnico poi. Il Torino, non appena ricominciò l'attività agonistica, continuò a vincere scudetti su scudetti. La sua supremazia non si limitava al campo, ma anche a tutto il resto: il vivaio, l'organizzazione di consulenti e osservatori, il tutto sotto la supervisione di Erbstein. Nella stagione 1948-1949, affiancato da Lievesley, tornò ad allenare, e con la solita facilità Mazzola e compagni conquistarono lo scudetto, il quinto consecutivo: era nata la leggenda del Grande Torino. Il 4 maggio del 1949, la squadra e lo staff tecnico, che rientravano in Italia dopo aver disputato un'amichevole a Lisbona, si schiantarono contro la scarpata della Basilica di Superga. Non vi fu nessun sopravvissuto. Erbstein è sepolto nel Cimitero monumentale di Torino.

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