Edmondo De Amicis

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NATO IL 21-10-1846
MORTO IL 11-03-1908
bandiera Edmondo De Amicis (Oneglia, 21 ottobre 1846 – Bordighera, 11 marzo 1908) è stato uno scrittore e insegnante italiano. È conosciuto per essere l'autore del romanzo Cuore, uno dei testi più popolari della letteratura italiana per ragazzi.
Pubblicato il 01/09/2015
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Postato il 11/03/2017

Il ricordo dei defunti, la cura dei sepolcri e i suffragi sono testimonianza di fiduciosa speranza, radicata nella certezza che la morte non è l’ultima parola sulla sorte umana, poiché l’uomo è destinato ad una vita senza limiti, che ha la sua radice e il suo compimento in Dio. (Papa Francesco)
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“Sappiate che nulla di ciò che ha radice nel cuore è perduto o verrà dimenticato”.
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« L'educazione d'un popolo si giudica dal contegno ch'egli tien per la strada. » (da Cuore)
Alessia Caringi
Edmondo De Amicis (Oneglia, 21 ottobre 1846 – Bordighera, 11 marzo 1908) è stato uno scrittore e insegnante italiano.
È conosciuto per essere l'autore del romanzo Cuore, uno dei testi più popolari della letteratura italiana per ragazzi.

Biografia
Nacque in Piazza Vittorio Emanuele I, ora titolata a suo nome, presso Oneglia, prima che fosse accorpata a Porto Maurizio ed altri 9 comuni nell'unica città di Imperia 77 anni dopo, nel 1923.
Con Edmondo ancora duenne però, la sua famiglia si trasferì in Piemonte, dapprima a Cuneo, dove il piccolo Edmondo studiò alle scuole primarie, quindi a Torino, dove frequentò il liceo. Di famiglia benestante, il padre Francesco (1791-1863), d'origine genovese, copriva mansioni di regio banchiere di sali e tabacchi. La madre, Teresa Busseti, faceva parte dell'alta borghesia. Sia la sua casa ligure (oggi biblioteca) che quella di Cuneo (oggi caserma militare "Carlo Emanuele" dei bastioni di Stura, con vista Monviso) furono ampie ed eleganti.

Da soldato a giornalista
A sedici anni entrò al Collegio Militare Candellero di Torino, ma fu subito trasferito alla Accademia militare di Modena, dove divenne ufficiale sottotenente. Nel 1866 poi, partecipò alla battaglia di Custoza, assistendo alla sconfitta dei Sabaudi. Fu forse per questo motivo che crebbe in lui la decisione, a un certo punto, di lasciare l'esercito nel 1867, conservando, tuttavia, quello spirito patriottico tipico del periodo risorgimentale che leggiamo nelle sue opere, attraverso valori di disciplina militare come valido metodo educativo.

Divenne quindi giornalista militare, trasferendosi a Firenze per assumere la direzione de L'Italia militare come organo del ministero di guerra. Di questo periodo riassunse la propria esperienza in una serie di bozzetti, raggruppati nella raccolta La vita militare (1868), pubblicata sull'omonimo giornale. L'anno seguente vi aggiunse il bozzetto-reportage L'esercito italiano durante il colera del 1867 che molti interpretarono come documento autobiografico, frutto di un'esperienza direttamente vissuta. Tuttavia, De Amicis non fece per nulla parte della spedizione in Sicilia[quale?], né affrontò alcuna epidemia di colera, come riportano erroneamente molti testi di letteratura e dizionari biografici. Si recò in Sicilia soltanto nel 1865, quando fece la sua prima guarnigione militare a Messina, ripartendo col suo reggimento nell'aprile del 1866 per partecipare alla guerra contro l'Austria. Sull'isola poi, tornerà soltanto nel 1906, su invito del poeta Mario Rapisardi. Il viaggio del De Amicis in Sicilia durante il colera fu smentita in maniera chiara e incontrovertibile da Piero Meli nel suo articolo Edmondo De Amicis e i fantasmi letterari del colera in Sicilia [in "La Sicilia", 22 dicembre 2012].

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