Gianni Santuccio

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NATO IL 21-05-1911
MORTO IL 29-09-1989
Italia Gianni Santuccio, è stato un attore e regista italiano, attivo in teatro, cinema, radio e televisione.
Infinita Memoria ha realizzato questo Memorial, per omaggiare un Uomo che attraverso il merito della sua opera si è distinto ricoprendo un ruolo importante nella vita sociale culturale del Paese. E stato quindi doveroso da parte nostra erigere un monumento alla memoria, la dove poter indirizzare i nostri Infiniti ringraziamenti
Pubblicato il 28/08/2015


Postato il 29/09/2019

“Un uomo non muore mai se c’è qualcuno che lo ricorda.” (Ugo Foscolo)
Infinita Memoria
Postato il 29/09/2018

“Una lacrima per i defunti evapora. Un fiore sulla loro tomba appassisce. Una preghiera per la loro anima la raccoglie Iddio” (infinitamemoria)
Infinita Memoria
Postato il 29/09/2017

Il ricordo dei defunti, la cura dei sepolcri e i suffragi sono testimonianza di fiduciosa speranza, radicata nella certezza che la morte non è l’ultima parola sulla sorte umana, poiché l’uomo è destinato ad una vita senza limiti, che ha la sua radice e il suo compimento in Dio. (Papa Francesco)
Infinita Memoria
Postato il 29/09/2016

“Sappiate che nulla di ciò che ha radice nel cuore è perduto o verrà dimenticato”.
Infinita Memoria
Postato il 29/09/2015

“Sappiate che nulla di ciò che ha radice nel cuore è perduto o verrà dimenticato”.
Infinita Memoria
Postato il 28/08/2015

Dio ha steso la sua mano per guidarti nel suo paradiso, lasciando a noi il ricordo e l'immagine di te per sempre.
Piero Troiani
Postato il 28/08/2015

Elegante e affascinante narcisista, aveva un’inconfondibile voce pastosa e fu un interprete moderno, che – pur amando l’impostazione classica della recitazione – mostrò di saper scavare profondamente nella psicologia del personaggio.
Vilma Ricci
Gianni Santuccio, all'anagrafe Giovanni (Clivio, 21 maggio 1911 – Milano, 29 settembre 1989), è stato un attore e regista italiano, attivo in teatro, cinema, radio e televisione.

Biografia
Debuttò ai microfoni dell'EIAR (tra le sue prime prove, È passato qualcuno di Enrico Bassano, per la regia di Nino Meloni, 1941).
Nel 1942 si diplomò all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica ed esordì sulle scene con Donadio.
Lavorò con Ruggeri, Cimara e la Ferrati, poi al Piccolo Teatro di Milano, misurandosi su testi di Pirandello, Shakespeare, Cechov, Goethe, Ibsen, Betti, Alfieri e Sartre.
Decisivo, dal punto di vista sia professionale sia privato, l'incontro con Lilla Brignone con cui formò compagnia, prima con Memo Benassi, e poi con Salvo Randone e Lina Volonghi.
Indimenticabili le interpretazioni del biennio 1948-49, in cui, sotto la regia di Giorgio Strehler, Santuccio si cimentò nei grandi testi di Shakespeare (Riccardo II, La tempesta, Romeo e Giulietta, La bisbetica domata) e in alcuni capolavori della letteratura russa, come Il gabbiano di Anton Cechov e l’adattamento teatrale di Delitto e castigo di Fedor Dostoevskij. La carriera teatrale di Santuccio continuò, sempre coronata da successo, fino agli anni ottanta (nel 1970 vinse anche il premio Riccione per la regia, con Danza di morte, di Strindberg).

Attore dalla recitazione classica, dotato di una voce inconfondibile, ma capace anche di interpretazioni segnate da un'inquieta ricerca psicologica, fu negli stessi anni uno dei protagonisti del teatro radiofonico, con Macbeth di Shakespeare (1951, regia di Ferrieri), La tragica storia della vita e della morte del dottor Faust di Marlowe (1951, regia di Fino), Casa di bambola di Ibsen (1953, regia di Convalli), L'allodola di Anouilh (1954, regia di Ferrero), I fratelli Karamazov di Dostoevskij (1954, regia di André Barsacq), L'ebrea di Toledo di Grillparzer (1956, regia di Benedetto), Il Tartufo (1956, regia dello stesso Santuccio), Carmosina di De Musset (1957, regia di Brissoni) e Poltava di Puškin (1959, regia di Colli).

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