Walter Chiari

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NATO IL 08-03-1924
MORTO IL 20-12-1991
Italia Walter Chiari, pseudonimo di Walter Annichiarico (Verona, 8 marzo 1924 – Milano, 20 dicembre 1991), è stato un attore, comico e conduttore televisivo italiano. Attore teatrale, cinematografico e televisivo, è stato uno dei più noti comici della televisione italiana.




Pubblicato il 02/09/2012
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Walter Chiari, pseudonimo di Walter Annichiarico (Verona, 8 marzo 1924 – Milano, 20 dicembre 1991), è stato un attore, comico e conduttore televisivo italiano. Attore teatrale, cinematografico e televisivo, è stato uno dei più noti comici della televisione italiana. È il padre di Simone Annicchiarico, conduttore televisivo, nato dall'unione con l'attrice Alida Chelli

Biografia
Origini e giovinezza

Nato in una famiglia di origini pugliesi, il padre Carmelo Annichiarico funzionario di PS originario di Grottaglie, la madre Enza maestra elementare di Andria, trascorse l'infanzia con la famiglia prima a Verona e poi all'età di 3 anni si stabilisce a Milano, il primo impiego è come magazziniere all'Isotta Fraschini. In quel periodo iniziò a praticare il pugilato, diventando campione lombardo della categoria pesi piuma, nel 1939. Fu anche un provetto giocatore di tennis e campione lombardo anche nel gioco delle bocce, sport che abbandonò in seguito alle fratture alle mani, causate dallo sport pugilistico. Praticò anche il nuoto a livello agonistico, vincendo i campionati promossi dalla GIL nei 100 metri stile libero.

Abbandonati gli studi, trovò lavoro in una ditta come radiotecnico, ma fu subito licenziato, per aver fracassato tre valvole nel riparare un apparecchio. Fu assunto in una banca, ma ancora licenziato perché scoperto da un superiore mentre imitava Adolf Hitler in piedi sulla scrivania. Chiamato il capo ufficio e invitato a ripetere lo sketch in sua presenza veniva dallo stesso prima applaudito, e quindi allontanato e invitato a perseguire una carriera teatrale: lo stesso Chiari racconta l'episodio nel film documentario Storia di un altro italiano (di W. Chiari e T. Sanguineti). Passò quindi a svolgere la professione di giornalista, ma non riuscì neanche in questo campo, per cui si mise a fare il caricaturista. Decise a questo punto di riprendere gli studi; conseguì il diploma di maturità scientifica ma, mentre stava per iscriversi all'università, scoppiò la seconda guerra mondiale. Da Milano, per i bombardamenti, Walter, la madre e il fratello più grande vennero sfollati ad Andria. Vi restarono solo per qualche mese ritornando a Milano per evitare di stare lontani dal padre, a causa della guerra che aveva diviso l'Italia in due.

Nel 1944 l'approdo allo spettacolo
Arruolatosi nella Decima Mas, collaborò al suo settimanale, L'Orizzonte, come autore di vignette umoristiche. Con Ugo Tognazzi, condusse anche programmi dai microfoni di «Radiofante», emittente milanese per le truppe della RSI. Dopo la Liberazione fu prigioniero nel campo di Coltano, vicino a Pisa. Una sera del gennaio 1944 si trovava con amici al teatro Olimpia di Milano (oggi scomparso, era situato in Largo Benedetto Cairoli) durante un concorso per dilettanti. Ad un tratto i suoi compagni lo sollevarono scaraventandolo sul palcoscenico. Una volta davanti al pubblico non poté far altro che esibirsi in due "numeri" che con gli amici riscuotevano sempre successo: l'imitazione di Hitler e la gag del balbuziente che cerca disperatamente di ordinare una granita in un bar. Il pubblico apprezzò quella esibizione euforicamente, decretandogli un caloroso applauso e un successo pressoché istantaneo.

Nel 1946 ottenne la sua prima parte di rilievo in teatro grazie a Marisa Maresca, che lo inserì nello spettacolo Se ti bacia Lola. Di qui ebbe inizio una lunga carriera nel teatro di rivista dove, oltre che per la bella presenza, si fece notare per le innate capacità d'improvvisazione. Partecipò agli spettacoli Simpatia (1947), Allegro (1948) e Burlesco (1949). Nel 1950 divenne primo attore in Gildo con Miriam Glori, nel 1951 in Sogno di un Walter con Carlo Campanini e Dorian Gray, e nel 1952 consolidò il suo successo con Tutto fa Broadway con Lucy D'Albert e Carlo Campanini.

Si affermò inoltre come autore di testi nei successivi spettacoli Controcorrente (1953) di Metz, Marchesi e Chiari, e Saltimbanchi (1954) di Chiari, Silva e Terzoli.

Il Cinema
Nel frattempo esordì nel cinema con Vanità, diretto da Giorgio Pàstina nel 1946, in cui è calato in un personaggio drammatico doppiato da Gualtiero De Angelis, con il quale vince il prestigioso premio "Nastro d'argento". Molto più noti sono i successivi ruoli in film-commedia come Totò al giro d'Italia (1948) e I cadetti di Guascogna (1950), in cui lavora con l'esordiente Ugo Tognazzii.

Nel 1951 Luchino Visconti gli offrì il ruolo del giovanotto cialtrone, modesto dongiovanni, in Bellissima, a fianco di Anna Magnani; questo ruolo, citatissimo dalla critica, fu fonte di grandi soddisfazioni artistiche, ma Walter continuò nel teatro leggero, nella commedia musicale (in coppia con Delia Scala nel 1956 con Buonanotte Bettina e nel 1958 con Il gufo e la gattina, e nel 1960 insieme a Sandra Mondaini, Ave Ninchi ed Alberto Bonucci con Un mandarino per Teo, tutte di Garinei e Giovannini), nel teatro di prosa recitando nel 1965 con Gianrico Tedeschi nella commedia Luv di Murray Schisgal, e nel 1966 con Renato Rascel ne La strana coppia di Neil Simon, e nel cinema di genere, al quale continuò infaticabilmente a lavorare prendendo parte, tra gli altri, ai film del filone comico-giudiziario Un giorno in pretura (1953), Accadde al commissariato (1954), Accadde al penitenziario (1955); film dai quali, qualche anno più tardi, prese origine la cosiddetta commedia all'italiana

Il grande seduttore
Ma più che per le sue interpretazioni sul palcoscenico e sullo schermo, in quegli anni Walter Chiari fu sulle prime pagine dei rotocalchi per le storie d'amore con donne famose e attraenti che - a torto o a ragione - gli venivano attribuite dalla stampa "rose". Da Elsa Martinelli a Delia Scala, a Lucia Bosè (con la quale intrattenne un lungo fidanzamento), alla principessa Maria Gabriella di Savoia, alla cantante italiana Mina. Veniva descritto come un infaticabile seduttore che inanella storie d'amore una dietro l'altra, ma in realtà erano quasi sempre le sue partner ad essere conquistate dalla sua prestanza fisica, dalla sua simpatia e dal suo carattere gioviale.

Nel 1957, grazie anche alla sua buona conoscenza dell'inglese, fu scritturato in una produzione americana girata a Cinecittà da Mark Robson. In questo film, intitolato La capannina, Walter Chiari ebbe l'opportunità di lavorare con Ava Gardner, all'epoca moglie separata di Frank Sinatra. Con lei intrecciò un chiacchierato e tumultuoso flirt, che proiettò la sua fama di rubacuori nelle pagine di cronaca mondana su tutte le riviste del mondo. Questa inaspettata pubblicità gli fece ottenere anche un ingaggio a Broadway, dove nel 1961 interpretò ben 113 repliche della commedia musicale The Gay Life, tratta da Schnitzler.

Ma anche la storia d'amore con l'attrice hollywoodiana non durò a lungo. Durante una sera, irritata da una graffiante parodia di suo marito che Walter improvvisò al termine di una cena, la Gardner si alzò sdegnata dal tavolo piantandolo in asso e andandosene direttamente all'aeroporto, da dove prese un aereo per gli Stati Uniti.

In una intervista concessa alla Domenica del Corriere n. 52 del 28 dicembre 1952 dichiarò di aver avuto più di una segreta passione: quella di diventare scrittore del tipo John Dos Passos o Ernest Hemingway; e quella di fare grandi viaggi negli sconfinati mari del sud.

Il monologo
Dotato di grandi capacità parodistiche, parlatore infaticabile (fu poi uno dei migliori attori alle prese con il monologo), negli anni sessanta Walter Chiari trovò finalmente nella televisione il mezzo più congeniale alla sua comicità, tanto da diventare in pochi anni il più noto e apprezzato comico televisivo italiano; con la sua voce un po' roca ed il gesticolare a scatti, univa infatti una straordinaria comicità di tipo fisico e mimico ad un eloquio scioltissimo, a tratti anche ricercato e forbito, che gli consentivano di prolungare a piacere qualsiasi sketch, trasformando ogni più semplice storiella in un divertentissimo monologo. Famosi in tal senso sketch come quelli del sommergibile, dove il Capitano dà gli ultimi consigli, prima di affondare, a un terrorizzato equipaggio, o del contadinotto imbranato che va per la prima volta a Milano ad assistere a una partita di calcio nel grande stadio di San Siro (oggi Meazza).


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