Learco Guerra

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NATO IL 14-10-1902
MORTO IL 07-02-1963
Italia Cycling (road) pictogram.svg  Learco Antenore Giuseppe Guerra è stato un ciclista su strada, pistard e dirigente sportivo italiano. Professionista dal 1928 al 1944, fu campione mondiale nel 1931, vinse la Milano-Sanremo del 1933 e i giri di Lombardia e d'Italia del 1934. Si aggiudicò in totale 83 corse.
Pubblicato il 17/08/2015


Postato il 07/02/2019

“Un uomo non muore mai se c’è qualcuno che lo ricorda.” (Ugo Foscolo)
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Postato il 07/02/2018

“Una lacrima per i defunti evapora. Un fiore sulla loro tomba appassisce. Una preghiera per la loro anima la raccoglie Iddio” (infinitamemoria)
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Postato il 07/02/2017

Il ricordo dei defunti, la cura dei sepolcri e i suffragi sono testimonianza di fiduciosa speranza, radicata nella certezza che la morte non è l’ultima parola sulla sorte umana, poiché l’uomo è destinato ad una vita senza limiti, che ha la sua radice e il suo compimento in Dio. (Papa Francesco)
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Postato il 07/02/2016

“Sappiate che nulla di ciò che ha radice nel cuore è perduto o verrà dimenticato”.
Infinita Memoria
Learco Antenore Giuseppe Guerra (San Nicolò Po, 14 ottobre 1902 – Milano, 7 febbraio 1963) è stato un ciclista su strada, pistard e dirigente sportivo italiano. Professionista dal 1928 al 1944, fu campione mondiale nel 1931, vinse la Milano-Sanremo del 1933 e i giri di Lombardia e d'Italia del 1934. Si aggiudicò in totale 83 corse.
Rivaleggiò spesso con Alfredo Binda, altro campione dell'epoca e suo coetaneo. Formidabile passista, forte anche nelle volate in virtù del fisico possente, benché poco propenso alle salite, fu soprannominato da Emilio Colombo, direttore della Gazzetta dello Sport tra gli anni 1920 e 1930, Locomotiva umana.
Fu un ciclista popolarissimo, molto amato anche nel meridione; di ritorno dal Tour de France 1930 ricevette addirittura un assegno, frutto di una sottoscrizione dei suoi compaesani, con il quale poté comprarsi casa. Fu anche, simbolo dell'Italia fascista, incarnando il mito dell'italiano forte e tenace; durante il ventennio donò diverse sue medaglie alla Patria per finanziare la Guerra d'Etiopia.

Carriera
Di umili origini, come molti campioni del ciclismo, iniziò la propria attività agonistica in età abbastanza avanzata. Fino ai 25 anni lavorò come muratore assieme al padre, capomastro in un'impresa edile del mantovano. A credere nelle sue doti atletiche fu l'amico Gino Ghirardini che gli fece credere di aver ottenuto per lui una bicicletta e la maglia ufficiale dalla Maino. Con quella prima bicicletta da corsa venne accettato nella squadra sportiva della 23ª Legione Mincio della MVSN, con la possibilità di partecipare alla Milano-Sanremo. In quella gara tutti i componenti della squadra Maino si ritirarono, mentre Guerra giunse 17º. Papà Maino volle sapere chi fosse il ciclista che correva con i suoi colori senza essere della squadra e così si venne a sapere che non vi era stata alcuna donazione e che bici e maglia erano state acquistate e pagate dall'amico Ghirardini. Il significato di quella prestazione, ottenuta con una vecchia bici e per di più da pista e non da strada, non sfuggì agli occhi esperti del "Patron" Maino e del suo consigliere Costante Girardengo. Guerra fu preso in squadra, in funzione anti-Binda, passando professionista a 27 anni e riuscendo a togliersi comunque diverse soddisfazioni.
I suoi anni migliori furono quelli dal 1929 al 1934, tra le file della Maino: in queste stagioni vinse cinque Campionati italiani su strada consecutivamente, dal 1930 al 1934, i Campionati del mondo su strada del 1931 a Copenaghen, nell'unica edizione disputata a cronometro su 172 chilometri di percorso (li coprì alla media di 35,136 km/h), la Milano-Sanremo del 1933 e il Giro d'Italia 1934, aggiudicandosi ben dieci tappe. Giunse peraltro due volte secondo al Tour de France ed anche in altre due edizioni del campionato del mondo.


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