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Licinio Refice

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NATO  IL 12-02-1883
MORTO  IL 11-09-1954

Italia Licinio Goffredo Clinio Elpidio Refice (Patrica, 12 febbraio 1883 – Rio de Janeiro, 11 settembre 1954) è stato un compositore italiano, con Lorenzo Perosi e Raffaele Casimiri fu tra i massimi riformatori della musica sacra all'interno del movimento suscitato da papa Pio X.
Pubblicato il 19/05/2015



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Tatiana Rossi.
Licinio Goffredo Clinio Elpidio Refice (Patrica, 12 febbraio 1883 – Rio de Janeiro, 11 settembre 1954) è stato un compositore italiano, con Lorenzo Perosi e Raffaele Casimiri fu tra i massimi riformatori della musica sacra all'interno del movimento suscitato da papa Pio X.

Biografia
Si diplomò nel 1910 in composizione con il massimo dei voti e menzione speciale del Ministero della Pubblica Istruzione.
La sua caratteristica è una certa eccitazione che imprime alle composizioni, anche sacre, specialmente le Messe che egli considera come dei microdrammi. Non a caso la sua prima Messa, dal titolo Cantate Domino canticum novum (1910) suscitò vive polemiche e il compositore rischiò di perdere due prestigiosi impieghi: insegnante alla Scuola Superiore di Musica Sacra e direttore della Cappella Musicale Liberiana (Santa Maria Maggiore). Si mise in luce con una serie di composizioni che ampliavano e modificavano l'Oratorio tradizionale adottando la lingua volgare come veicolo di una più diretta comunicazione. Vanno ricordati a questo proposito il Dantis pöetae transitus (Ravenna, 13 dicembre 1921) su libretto italiano di Giulio Salvadori. A Ravenna giunse in compagnia di Arturo Toscanini, il quale in seguito si sarebbe espresso sul conto del Refice in modo iperbolico. Seguì il Trittico francescano (Assisi, 3 ottobre 1926) su testo di Emidio Mucci.
Fu proprio il temperamento che, sebbene sacerdote, lo portò a comporre opere liriche, che naturalmente dovettero essere a soggetto sacro. Furono Cecilia, in tre episodi e quattro quadri, e Margherita da Cortona in un prologo e tre atti. La prima di Cecilia, il 15 febbraio 1934 al Teatro Reale dell'Opera di Roma, ebbe un grande successo anche grazie all'interpretazione della divina Claudia Muzio (vedi sito ufficiale). L'evento fu possibile dopo una lunga battaglia condotta da Refice presso le autorità civili e religiose per un decennio. Infatti la partitura era pronta già nel 1922 e l'autore sperava di rappresentarla per l'Anno Santo del 1925. Grazie ad alcuni primati riscossi con quest'opera, ottenne di poter inaugurare la stagione teatrale alla Scala di Milano il 1º gennaio 1938 con Margherita da Cortona, protagonista Augusta Oltrabella con Giovanni Voyer e Tancredi Pasero diretti da Franco Capuana. Toscanini, dopo l'esecuzione, così si espresse: «Refice sarebbe il più grande operista del nostro tempo se non fosse per quella tonaca». Con questa espressione il grande direttore d'orchestra prevedeva il peso che l'abito ecclesiastico avrebbe esercitato sull'artista. 

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