Valeria Solesin

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NATA IL 03-08-1987
MORTA IL 13-11-2015
Italia Valeria Solesin, è stata una studentessa, laureata italiana che ha perso la vita in un attacco terroristico in Francia. Originaria di Venezia, si era trasferita a Parigi dove viveva ormai da quattro anni come uno dei tanti cervelli in fuga. Dottoranda in demografia nella prestigiosa Università della Sorbona, studiava sociologia e si occupava di temi legati alla famiglia e ai bambini. 
Pubblicato il 16/11/2015


Postato il 03/11/2018

"Valeria era figlia d'italia e d'Europa. E' stata uccisa da mano barbara, fomentata da fanatismo e odio contro la nostra civiltà, i suoi valori di democrazia, di libertà e di convivenza. Valeria è stata uccisa, insiema a tanti altri giovani, perchè rappresentava, il futura dell'Europa, il nostro futuro". (Sergio Mattarella)
Mattia
Postato il 24/11/2015

Ciao SOLE... Sorgerai nel mio cuore ogni giorno della mia vita, e tramonterai nei miei ricordi solo alla fine. Ciao SOLE.
Federica M
Postato il 16/11/2015

I tweet di solidarietà. Fiorello twitta una rosa rossa per ricordare la giovane vittima: "Sono vicino alla famiglia della povera #ValeriaSolesin mi unisco al vostro dolore per una morte troppo assurda" scrive Gianluca Grignani, mentre Alessia Marcuzzi, con l'hashtag #prayforpeace manda "Un abbraccio forte alla famiglia di Valeria Solesin". Paola Turci ha ritwittato il messaggio di Cecilia Strada scrivendo: "Una ragazza stupenda, un'innocente". Una rosa rossa è l'omaggio scelto anche da Chiara Galiazzo: "Oggi un pensiero va a Valeria Solesin, una ragazza come noi"
Giada Maltese
Postato il 16/11/2015

Il cordoglio di Venezia. Anche il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro ha voluto partecipare al cordoglio della famiglia, usando Twitter. associando l'hashtag "#ValeriaSolesin e #preghiamoassieme": "A nome mio personale e di tutta la Città di Venezia esprimo il cordoglio più profondo per la morte di Valeria Solesin".
Salvati Mario
Postato il 16/11/2015

Renzi: "Una borsa di studio per ricordarla". Il cordoglio di Mattarella. Era con il fidanzato al Bataclan, dove venerdì ha fatto irruzione il commando terrorista. La madre: "Era una persona meravigliosa. Ha lavorato seguendo i barboni". Era volontaria di Emergency.
Sara Viviani
Postato il 16/11/2015

Valeria ha spento le sue luci, e il mondo le accende per lei. Piccolo Fiore te ne sei andata troppo presto sii felice adesso dove sei e veglia su i Tuoi Cari sarai sempre nei nostri cuori.
Francesca L.
Postato il 16/11/2015

Ho una figlia che l'anno prossimo dovrebbe andare all'estero a studiare ma ... Oramai, nulla sarà come prima. Condoglianze a tutti i familiari ed a quelli che ti hanno conosciuta e ti hanno voluto bene. A' Dieu, Valeria!
Marco Mei
Postato il 16/11/2015

La madre Luciana, in un dolore composto, e sostenuta dall'orgoglio per una figlia speciale, ha chiesto di ricordare Valeria per quello che era. Una ragazza solare, intelligente, sensibile e attiva nello studio e nel sociale. "Era una persona meravigliosa - ha detto Luciana - e non lo dico come mamma. In questo momento l'unica cosa che ci preme è ricordare che nostra figlia era una persona, una cittadina e una studiosa meravigliosa". "Mi mancherà molto - ha sottolineato - e credo che mancherà anche al nostro Paese, all'Italia, per le doti che aveva".
Alessia
 Pag.  di 1  

Valeria Solesin, (Zevio 3 agosto 1987 - Parigi 13 novembre 2015) 28 anni, originaria di Venezia, si era diplomata nel 2006 al liceo scientifico Benedetti del capoluogo veneto. Laureatasi a Trento, si era trasferita a Parigi dove viveva ormai da quattro anni come uno dei tanti cervelli in fuga. Dottoranda in demografia nella prestigiosa Università della Sorbona, studiava sociologia e si occupava di temi legati alla famiglia e ai bambini.  

In pochi anni aveva già pubblicato alcuni saggi raccogliendo tra l’altro interviste ed entrando anche nello specifico di alcune realtà cittadine molto diverse tra l’Italia frammentata in tanti comuni grandi e piccoli e la Francia con Parigi catalizzatrice della comunità transalpina. La madre ha ricordato la sua esperienza con i clochard di Parigi, «per conoscere tutte le sfaccettatura di una realtà che andava a studiare e frequentare». In passato aveva lavorato anche come volontaria per Emergency.

Venerdì sera Valeria si trovava con il fidanzato e i due amici all’ingresso del Bataclan nel momento del primo blitz dei terroristi. Non erano ancora nella sala, spiega un’amica veneziana della famiglia, che per prima ha dato la notizia della scomparsa di Valeria sui social media.

 Ma lì si sono staccati; nella calca gli altri tre hanno perso contatto con Valeria. Nessuno l’ha più vista. «Già nella notte - racconta l’amica - abbiamo tentato di contattarla ma non c’è stato nulla da fare nel caos che è seguito all’assalto». «Stava entrando nel teatro quando deve esserci stato l’assalto. Proprio in questa fase sarebbe stata separata dal gruppo, perdendo la borsa con cellulare e documenti che è stata raccolta da una sua amica; poi il nulla».

La Stampa  lastampa.it/2015/11/15/esteri/valeria

 

 “Allez les filles, au travail!”. L'autrice era Valeria Solesin Il Sole 24 Ore 

In Europa, l’attività femminile è stata promossa fin dagli anni ’90 attraverso la Strategia Europea per l’occupazione (SEO). Obiettivo delle Istituzioni Comunitarie è favorire l’occupazione femminile in tutte le fasi del ciclo di vita, ed in particolare nei momenti considerati “rischiosi”, che coincidono con l’arrivo dei figli. Benché la partecipazione delle donne al mercato del lavoro sia fortemente aumentata nell’Unione Europea, importanti differenze tra paesi continuano a persistere. Gli Stati dell’Europa del Nord sono caratterizzati infatti da alti tassi di occupazione femminile e da una fecondità che si mantiene elevata. Al contrario, negli Stati dell’Europa del Sud, bassi tassi di attività professionale femminile, si coniugano a bassi livelli di fecondità (OCDE, 2011).

Una tale opposizione si riscontra ugualmente tra Francia e Italia. Nel 2011, il tasso di occupazione delle donne di età compresa tra i 20 e i 64 anni è infatti del 65% in Francia, contro 50% in Italia. Sempre nel 2011, l’indicatore congiunturale di fecondità è di 2 figli per donna in Francia, mentre in Italia è di appena 1,4 (ISTAT, 2012).
Eppure questi due paesi sono relativamente simili in termini demografici: entrambi con una popolazione di circa 60 milioni di abitanti (considerando la sola Francia Metropolitana), e con una speranza di vita alla nascita comparabile. Condividono inoltre aspetti culturali, quali la religione cattolica, e geografici, essendo uniti da 515 km di frontiera. Anche l’organizzazione del mercato del lavoro sembra rispondere a una logica simile: relativamente rigido in entrambi i paesi, tuttavia in Italia protegge maggiormente i lavoratori che appartengono alle categorie “tipiche” (come l’industria).
Alla luce di tali informazioni sembra logico domandarsi come mai due paesi vicini possano distinguersi così profondamente in termini di fecondità e di partecipazione femminile al mercato del lavoro. Una possibile spiegazione è che in Italia, più che in Francia, persista una visione tradizionale dei ruoli assegnati all’uomo e alla donna.

Il lavoro, per chi? Le opinioni di italiani e francesi
I dati dell’indagine European Value Study del 2008 descrivono dei forti contrasti nelle opinioni di francesi ed italiani riguardo la partecipazione delle donne al mercato del lavoro.
Alla domanda “E’ probabile che un bambino in età prescolare soffra se sua madre lavora fuori casa”, il 76 % degli italiani e delle italiane dichiara di essere “molto d’accordo” o “abbastanza d’accordo”. Si tratta di solo il 41 % nel caso delle francesi e dei francesi. Anche alla domanda “Una madre che lavora fuori casa può stabilire un rapporto caldo e sicuro con i figli quanto una madre che non lavora” gli italiani mostrano un atteggiamento più tradizionale dei vicini oltralpe. Tra gli italiani e le italiane solo il 19% si dichiara “molto d’accordo” con l’affermazione, mentre tale percentuale raggiunge il 61% nel caso dei francesi e delle francesi.
In Italia esiste dunque un’opinione negativa rispetto al lavoro femminile in presenza di figli in età prescolare. In Francia, invece, il lavoro femminile è incoraggiato in tutte le fasi del ciclo di vita, anche in presenza di figli piccoli. Per tale ragione sembra ragionevole pensare che in Italia, più che in Francia, la partecipazione delle donne al mercato del lavoro possa essere influenzata dall’età e dal numero di figli.

Chi sono le donne che lavorano in Francia ed in Italia?
Stando ai dati dell’Indagine Labour Force Survey del 2011, in entrambi i paesi, il tasso di occupazione delle donne senza figli è sistematicamente superiore di quello delle donne con figli. In Italia però, la situazione sembra più drammatica poiché, nella fascia di età compresa tra i 25 e i 49 anni, lavorano il 76% delle donne senza figli, contro 55% delle donne con figli. In Francia, invece, tali percentuali raggiungono l’81% nel primo caso e il 74% nel secondo.

oltre, in Italia, il tasso di occupazionefemminile risulta influenzato dalla grandezza della famiglia: esso decresce all’aumentare del numero di figli. In Francia, invece, l’occupazione femminile varia solo marginalmente in presenza di uno o due figli nel nucleo. Tuttavia, in entrambi i paesi, vivere in un nucleo famigliare composto da tre figli o più, mette in serio pericolo l’attività professionale delle donne. In Italia, infatti, nella fascia di età 25-49 anni, solo il 42% delle donne con tre figli sono attive occupate, tale percentuale aumenta a 60% in Francia.
Benché in Italia esista un’opinione negativa rispetto al lavoro femminile in presenza di figli piccoli, il tasso di occupazione delle donne con figli in età prescolare è inferiore di soli 6 punti percentuali rispetto a quello delle donne senza figlia di età inferiore ai sei anni (61% contro 55%). In Francia, invece, a fronte di un’opinione positiva sul lavoro femminile durante tutte le fasi del ciclo di vita, il tasso di occupazione diminuisce profondamente in presenza di figli piccoli (80% delle donne senza figli di meno di sei anni sono attive occupate, contro 66% delle madri con figli di meno di sei anni). In questo paese, infatti, esistono delle misure per la conciliazione famiglia-lavoro che permettono a donne (e uomini) di cessare – momentaneamente – la loro attività professionale.

Per concludere
In un contesto europeo in cui si promuove l’occupazione femminile non si possono ignorare le conseguenze dell’arrivo dei figli sull’attività professionale delle donne. Se da un lato, infatti, l’Italia fatica a raggiungere l’obiettivo, sancito dal trattato di Lisbona, di un’occupazione femminile al 60%, si nota che anche in Francia, paese assai più performante, l’occupazione delle donne sia ancora sensibile all’età e al numero di figli presenti nel nucleo famigliare. E’ per questo motivo che appare auspicabile una maggiore condivisione delle responsabilità familiari e professionali tra le donne e gli uomini in entrambi i paesi.

Riferimenti bibliografici
ISTAT, 2012, Noi Italia, 100 statistiche per capire il paese in cui viviamo, www.istat.it
OECD, 2011, Doing better for families. Paris: OECD Publishing.