Pietro Ripari

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NATO IL 18-07-1802
MORTO IL 15-03-1885
bandiera Pietro Antonio Ripari (Solarolo Rainerio, 18 luglio 1802 – Roma, 15 marzo 1885) è stato un patriota, medico e pubblicista italiano, deputato nella X Legislatura del Regno d'Italia.

Medaglia commemorativa dei Mille di Marsala - nastrino per uniforme ordinaria  Medaglia commemorativa dei Mille

Pubblicato il 15/03/2018


Pietro Antonio Ripari (Solarolo Rainerio, 18 luglio 1802 – Roma, 15 marzo 1885) è stato un patriota, medico e pubblicista italiano, deputato nella X Legislatura del Regno d'Italia.

Giovinezza e prime esperienze politiche
Pietro Ripari nacque da Lodovico Giuseppe Lantelmino e da Giovanna Ronchi. Secondogenito di cinque figli, crebbe in una famiglia benestante di piccoli proprietari terrieri. La zona di provenienza e la condizione economica privilegiata lo potrebbe ricollegare alla nobile famiglia Ripari di Cremona.

Iscritto alla facoltà di medicina dell'Università di Pavia, ebbe come maestro il celebre anatomista e oculista Bartolomeo Panizza; si trasferì successivamente all'ateneo di Padova dove studiò clinica chirurgica con il professor Ruggeri di Crema, che egli ricorda affettuosamente come «gigante di mente, di corpo e di cuore». Si laureò nel 1827 con una tesi sull'impiego del cloruro mercurico nella terapia della sifilide (De utilitate chloruri hydrargirii in syphilide).

Durante gli anni degli studi universitari, Ripari venne a contatto con gli ambienti carbonari e mazziniani, e aderì sin dalla fondazione alla Giovine Italia. Dopo la laurea esercitò per oltre vent'anni la professione di medico condotto, dedicandosi anche agli studi scientifici: è del 1842 la pubblicazione del lavoro Nuova teoria Medica: discorso sull'infiammazione.

Nel 1847 abbandonò l'attività medica per dedicarsi interamente alla causa risorgimentale, probabilmente sulla scia degli entusiasmi provocati nei liberali dall'elezione al soglio pontificio di papa Pio IX: nel marzo del 1848 fu a Milano, dove conobbe Giuseppe Garibaldi appena rientrato dall'America del Sud, e poco dopo fu inviato a Venezia presso Daniele Manin, in qualità di delegato del Governo provvisorio rivoluzionario costituitosi dopo le Cinque giornate. Nell'aprile dello stesso anno partecipò alla spedizione dei volontari cremonesi del maggiore Agostino Tibaldi, che operò nel Trentino contro gli austriaci. Dal maggio all'agosto del 1848 collaborò come redattore al quotidiano mazziniano L'Italia del Popolo con articoli di natura finanziaria e militare.

Dopo l'armistizio di Salasco (9 agosto 1848) e il rientro delle truppe austriache a Milano, Ripari si rifugiò insieme a Giuseppe Mazzini a Lugano: nella città elvetica, nel settembre 1848, pubblicò un pamphlet, dal titolo Tradimenti e Colpe, nel quale analizzava le cause politiche e gli errori militari che, secondo lui, avevano condotto al fallimento della guerra contro l'Austria e attribuendo pesanti responsabilità a Carlo Alberto di Savoia e ai membri del Governo provvisorio di Milano, colpevoli di aver fatto eccessivo affidamento sull'aiuto di Torino: l'opuscolo, introdotto clandestinamente in Piemonte e Lombardia, conobbe un discreto successo e rese noto il nome di Ripari alle varie polizie. In seguito al fallito tentativo insurrezionale della Val d'Intelvi (31 ottobre - 1º novembre 1848), le autorità elvetiche concessero a Ripari otto giorni per lasciare la Svizzera, e il medico rientrò clandestinamente in Italia rifugiandosi a Venezia, che ancora resisteva agli austriaci.


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