Massimo Rendina

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NATO IL 04-01-1920
MORTO IL 08-02-2015
Flag of Italian Committee of National Liberation.svg Massimo Rendina è stato un giornalista e partigiano italiano - Infinita Memoria ha realizzato questo Memorial, per omaggiare un Uomo che attraverso il merito della sua opera si è distinto, ricoprendo un ruolo importante nella vita sociale culturale del Paese. E’stato quindi doveroso da parte nostra, erigere un monumento alla memoria, la dove poter indirizzare i nostri Infiniti ringraziamenti
Pubblicato il 08/02/2015


Postato il 08/02/2018

“Una lacrima per i defunti evapora. Un fiore sulla loro tomba appassisce. Una preghiera per la loro anima la raccoglie Iddio” (infinitamemoria)
Infinita Memoria
Postato il 08/02/2017

Il ricordo dei defunti, la cura dei sepolcri e i suffragi sono testimonianza di fiduciosa speranza, radicata nella certezza che la morte non è l’ultima parola sulla sorte umana, poiché l’uomo è destinato ad una vita senza limiti, che ha la sua radice e il suo compimento in Dio. (Papa Francesco)
Infinita Memoria
Postato il 08/02/2017

Quelli che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo. (La frase si trova incisa in trenta lingue su un monumento nel campo di concentramento di Dachau)
Mirko
Postato il 08/02/2016

“Sappiate che nulla di ciò che ha radice nel cuore è perduto o verrà dimenticato”.
Infinita Memoria
Postato il 08/02/2015

«ci lascia un uomo straordinario, simbolo della lotta per la libertà contro il nazifascismo e per la difesa dei valori di democrazia e di amore per la patria». Arrivederci"comandante Max"
Anonimo
Postato il 08/02/2015

"ha incarnato i più alti valori della democrazia italiana".
Renzo G.
Postato il 08/02/2015

«Un partigiano non muore mai» Ciao Comandante.
Marco M.
Massimo Rendina (Venezia, 4 gennaio 1920 – Roma, 8 febbraio 2015) è stato un giornalista e partigiano italiano.

Biografia
Durante il fascismo è vissuto a Venezia e dopo la maturità si è trasferito a Bologna per gli studi universitari. Nel capoluogo emiliano inizia la carriera giornalistica collaborando con il Resto del Carlino e occupandosi di cronaca bianca; suo collega era Enzo Biagi. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale si arruolò e divenne sottotenente dei bersaglieri. Venne mandato in Russia con lo CSIR. Rimpatriato per una licenza di convalescenza, tornò a lavorare al Resto del Carlino quando arrivò il 25 luglio e Mussolini venne esautorato.

Dopo l'8 settembre si trova a Torino e decide di entrare nella Resistenza italiana: diventa comandante nelle brigate Garibaldi con il nome di battaglia di Max il giornalista. Diventato capo di stato maggiore della I Divisione Garibaldi, prende parte alla liberazione di Torino e nel capoluogo piemontese riprende la professione di giornalista a l'Unità.

Terminata la guerra si occupa di cinema scrivendo film con Piero Tellini, cura poi la settimana Incom con Luigi Barzini junior e successivamente entrerà in RAI dove dirigerà il telegiornale. Cacciato da Fernando Tambroni, verrà reintegrato nella TV pubblica grazie all'amico Aldo Moro. Negli anni settanta scrive per il settimanale Le ore, diretto da Enzo Peri. Negli ultimi anni della sua vita Rendina fu attivo presso l'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia (ANPI) ebbe gli incarichi di presidente della Comitato Provinciale ANPI Roma[3] e membro del Comitato scientifico dell'Istituto Luigi Sturzo per le ricerche storiche sulla Resistenza.

Nel 2011 ha raccontato nel documentario Comandante Max diretto da Claudio Costa, la sua esperienza di guerra in Russia e nella resistenza, come comandante nelle brigate Garibaldi. Nel film Rendina ricorda le figure di Francesco Scotti, Corrado Bonfantini e Edgardo Sogno. Nell'aprile 2011 venne eletto come uno dei vicepresidenti nazionali dell'ANPI. Muore a Roma l'8 febbraio 2015.

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