Ferdinando Maria di Savoia-Genova

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NATO IL 15-11-1822
MORTO IL 10-02-1855
Stemma della casa savoia genova.jpg Regno d'Italia
Ferdinando Maria Alberto Amedeo Filiberto Vincenzo di Savoia-Genova (Firenze, 15 novembre 1822 – Torino, 10 febbraio 1855) è stato un militare italiano, capostipite del ramo cadetto dei Savoia-Genova.

Pubblicato il 25/09/2015


Postato il 10/02/2019

“Un uomo non muore mai se c’è qualcuno che lo ricorda.” (Ugo Foscolo)
Infinita Memoria
Postato il 10/02/2018

“Una lacrima per i defunti evapora. Un fiore sulla loro tomba appassisce. Una preghiera per la loro anima la raccoglie Iddio” (infinitamemoria)
Infinita Memoria
Postato il 10/02/2017

Il ricordo dei defunti, la cura dei sepolcri e i suffragi sono testimonianza di fiduciosa speranza, radicata nella certezza che la morte non è l’ultima parola sulla sorte umana, poiché l’uomo è destinato ad una vita senza limiti, che ha la sua radice e il suo compimento in Dio. (Papa Francesco)
Infinita Memoria
Postato il 10/02/2016

“Sappiate che nulla di ciò che ha radice nel cuore è perduto o verrà dimenticato”.
Infinita Memoria
Ferdinando Maria Alberto Amedeo Filiberto Vincenzo di Savoia-Genova (Firenze, 15 novembre 1822 – Torino, 10 febbraio 1855) è stato un militare italiano, capostipite del ramo cadetto dei Savoia-Genova.

Biografia
La famiglia e i primi anni
Ferdinando di Savoia nacque a Firenze il 15 novembre 1822, figlio di Carlo Alberto di Savoia e di Maria Teresa d'Asburgo-Toscana. Era fratello minore di Vittorio Emanuele di Savoia, futuro re d'Italia. Con l'ascesa di suo padre, nel 1831, venne nominato duca di Genova.
Dalla vittoria di Peschiera alla nomina a re di Sicilia[modifica | modifica wikitesto]
Dopo che, il 23 marzo 1848, il Regno di Sardegna ebbe dichiarato guerra all'Impero austriaco, Carlo Alberto diede il comando dell'artiglieria a Ferdinando e, assistito dal generale Domenico Chiodo, lo incaricò a dirigere l'assedio di Peschiera.

Il 18 maggio aprì il fuoco sulle truppe austriache presenti a Peschiera del Garda. Dopo tre giorni di bombardamenti, l'esercito sabaudo mise immediatamente in seria difficoltà le forze nemiche. Il 26 maggio Ferdinando propose la resa incondizionata al Generale von Rath, ma dopo ventiquattro ore di tempo concessegli Rath rifiutò tale resa e continuò la sua resistenza grazie all'assicurato appoggio del generale Josef Radetzky proveniente da Rivoli Veronese.
Il 29 maggio scoppiò la battaglia di Curtatone e Montanara; da Rivoli giunse una colonna di militari austriaci, ma fu loro impedito di giungere a destinazione, poiché quest'area era ben protetta da volontari italiani, gli austriaci furono quindi costretti ad indietreggiare oltre. Giunse a Carlo Alberto la notizia della resa austriaca, il re raggiunse immediatamente a Peschiera del Garda dove omaggiò il figlio Ferdinando, che meritò la medaglia d'oro al valore militare.
Il 10 luglio 1848 il parlamento siciliano, nel corso della Rivoluzione siciliana del 1848, lo nominò re di Sicilia con il nome di Amedeo Alberto I, ma egli rinunciò al trono, per non abbandonare l'esercito piemontese impegnato nella prima guerra d'indipendenza nella situazione ancora fragile, e in quei giorni sconfitto a Custoza.

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