Antonio Canova

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NATO IL 01-11-1757
MORTO IL 13-10-1822
Italia Antonio Canova è stato uno scultore e pittore italiano, ritenuto il massimo esponente del Neoclassicismo e soprannominato per questo "il nuovo Fidia".
Fu soprattutto il cantore della bellezza ideale, priva di affettazioni: basti a tale proposito ricordare le opere ispirate alle tre Grazie e a Ebe, oppure alcuni suoi capolavori come Venere uscente dal bagno, la Venere italica e la statua dedicata a Paolina Borghese. La sua arte e il suo genio ebbero una grande e decisiva influenza nella scultura dell'epoca.
Pubblicato il 15/01/2015
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Postato il 13/10/2018

“Una lacrima per i defunti evapora. Un fiore sulla loro tomba appassisce. Una preghiera per la loro anima la raccoglie Iddio” (infinitamemoria)
Infinita Memoria
Postato il 13/10/2017

Il ricordo dei defunti, la cura dei sepolcri e i suffragi sono testimonianza di fiduciosa speranza, radicata nella certezza che la morte non è l’ultima parola sulla sorte umana, poiché l’uomo è destinato ad una vita senza limiti, che ha la sua radice e il suo compimento in Dio. (Papa Francesco)
Infinita Memoria
Postato il 13/10/2016

“Sappiate che nulla di ciò che ha radice nel cuore è perduto o verrà dimenticato”.
Infinita Memoria
Postato il 16/01/2015

Il ricordo di Antonio vivrà ogni giorno nella sua arte, la sua opera ci sarà sempre e ci renderà più vicino a Dio
Viviana
Antonio Canova (Possagno, 1º novembre 1757 – Venezia, 13 ottobre 1822) è stato uno scultore e pittore italiano, ritenuto il massimo esponente del Neoclassicismo e soprannominato per questo "il nuovo Fidia".
Fu soprattutto il cantore della bellezza ideale, priva di affettazioni: basti a tale proposito ricordare le opere ispirate alle tre Grazie e a Ebe, oppure alcuni suoi capolavori come Venere uscente dal bagno, la Venere italica e la statua dedicata a Paolina Borghese. La sua arte e il suo genio ebbero una grande e decisiva influenza nella scultura dell'epoca.Iniziò giovanissimo il proprio apprendistato e lo svolse esclusivamente nella città di Venezia, distante circa 80 km dal suo paese natale, Possagno. Nella città lagunare iniziò a scolpire le sue prime opere. Egli subì, specialmente nel primo periodo di produzione artistica, l'influenza e il fascino dello scultore del Seicento Gian Lorenzo Bernini, indiscusso maestro dello stile barocco.
Ventiduenne, si trasferì a Roma dove ebbe modo di incontrare e conoscere i maggiori protagonisti dell'arte neoclassica, inserendosi anch'egli in quel clima di capitale della cultura che era la città capitolina del Settecento.
Gli è stato dedicato un asteroide, 6256 Canova.

Biografia
Infanzia e adolescenza

Nacque a Possagno, modesto centro trevigiano della pedemontana del Grappa, da Pietro e dalla crespanese Angela Zardo detta "Fantolin". A nemmeno quattro anni rimase orfano del padre e la madre, dopo non molto tempo, contrasse un nuovo matrimonio con Francesco Sartori; mentre lei, con l'occasione, tornava a Crespano, Antonio rimase a Possagno con il nonno paterno Pasino, personalità dall'indole severa e stravagante, che procurò molte mortificazioni al nipote. La sua sensibilità assorbì questi eventi molto profondamente e ne restò segnato per tutta la vita.

Pasino Canova (1711 - 1794) era uno scalpellino di una certa fama; legato alla bottega di Giuseppe Bernardi detto "Torretti", aveva lasciato diverse opere in chiese e ville della zona. Al di là del suo carattere, ebbe il merito di cogliere la vocazione del nipote alla scultura e di portarlo con sé a villa Falier, ai Pradazzi di Asolo, dove attendeva ad alcuni lavori. Appoggiato dal senatore Giovanni Falier, il giovane Canova venne accolto nello studio del Torretti, sito nella vicina Pagnano.

Nel 1768 si trasferì a Venezia, ancora a seguito del Torretti che aveva una seconda bottega in laguna. Qui iniziò a frequentare l'accademia di nudo allestita presso il Fontegheto de la Farina. Frattanto il nonno aveva venduto un piccolo podere; il ricavato servì al Canova per lavorare solo metà giornata nella bottega (passata, dopo la morte del Torretti, a suo nipote Giovanni Ferrari), dedicando l'altra metà allo studio delle opere conservate nella galleria di Ca' Farsetti.

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