Gino Bartali

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 ItaliaCycling (road) pictogram.svg  Gino Bartali è stato un ciclista su strada e dirigente sportivo italiano. Vinse tre Giri d'Italia (1936, 1937, 1946) e due Tour de France (1938, 1948), oltre a numerose altre corse tra gli anni trenta cinquanta. Soprannominato Ginettaccio, fu grande avversario di Coppi. Leggendaria la loro rivalità, che divise l'Italia nell'immediato dopoguerra

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria  Cavaliere dell' O.M.R.I 

Pubblicato il 04/09/2012


Postato il 05/05/2018

“Una lacrima per i defunti evapora. Un fiore sulla loro tomba appassisce. Una preghiera per la loro anima la raccoglie Iddio” (infinitamemoria)
Infinita Memoria
Postato il 05/05/2017

Il ricordo dei defunti, la cura dei sepolcri e i suffragi sono testimonianza di fiduciosa speranza, radicata nella certezza che la morte non è l’ultima parola sulla sorte umana, poiché l’uomo è destinato ad una vita senza limiti, che ha la sua radice e il suo compimento in Dio. (Papa Francesco)
Infinita Memoria
Postato il 05/05/2016

“Sappiate che nulla di ciò che ha radice nel cuore è perduto o verrà dimenticato”.
Infinita Memoria
Postato il 05/05/2014

Bartali premiato: aiutò gli ebrei durante la Shoah Proclamato''Giusto tra le nazioni''.
Jona
Postato il 12/09/2012

« L'è tutto sbagliato, l'è tutto da rifare!» Ginettaccio
Nino

Gino Bartali (Ponte a Ema, 18 luglio 1914 – Firenze, 5 maggio 2000) è stato un ciclista su strada e dirigente sportivo italiano. Professionista dal 1934 al 1954, vinse tre Giri d'Italia (1936, 1937, 1946) e due Tour de France (1938, 1948), oltre a numerose altre corse tra gli anni trenta-cinquanta.
La carriera di Bartali, più vecchio di Fausto Coppi di cinque anni, fu notevolmente condizionata dalla seconda guerra mondiale, sopraggiunta proprio nei suoi anni migliori.
Soprannominato Ginettaccio, fu grande avversario di Coppi. Leggendaria la loro rivalità, che divise l'Italia nell'immediato dopoguerra (anche per le presunte diverse posizioni politiche dei due). Celebre nell'immortalare un'intera epoca sportiva – tanto da entrare nell'immaginario collettivo degli italiani – è la foto che ritrae i due campioni mentre si passano una bottiglietta durante una salita al Tour del '52.

Da ricordare, in particolare, la sua vittoria al Tour de France 1948, che, a detta di molti, contribuì ad allentare il clima di tensione in Italia dopo l'attentato a Palmiro Togliatti.

Gli inizi
Gino Bartali, esordì come ciclista dilettante nei primi anni trenta con la società "Aquila divertente". Nel 1935 si sentì pronto al passaggio al professionismo, ma si iscrisse alla Milano-Sanremo come indipendente. Incredibilmente si trovò in testa dopo aver staccato Learco Guerra. Disturbato mentalmente ad arte con un'intervista in corsa dal direttore della Gazzetta dello Sport Emilio Colombo, fu ripreso e battuto in volata, finendo quarto.
Venne ingaggiato dalla scuderia Frejus con la quale corse il suo primo "Giro d'Italia" finendo settimo con una vittoria di tappa. Finirà la stagione con la vittoria al Criterio di Montiujch, al Giro dei Paesi Baschi ed al Campionato Italiano.

Nel 1934 vinse la quinta edizione della Coppa Bologna, valida come terza prova del Campionato toscano dilettanti, e con questa vittoria si laureò campione di Toscana.

La consacrazione (1936-1937)
Nel 1936, passò alla Legnano capitanata da Learco Guerra, che, intuite le qualità del nuovo arrivato, si mise al suo servizio come gregario per permettergli il successo alla Corsa rosa di quell'anno; successo che arrivò in modo trionfale, con tre vittorie di tappa. Pochi giorni dopo Bartali pensò seriamente di abbandonare la carriera in seguito alla morte del fratello minore Giulio, avvenuta a causa di un incidente in una gara di dilettanti. L'anno si chiuse con la vittoria nel Giro di Lombardia.
Nel 1937, ormai capitano della Legnano e numero uno del ciclismo Italiano, vinse il suo secondo Giro d'Italia e fu designato per tentare la conquista del Tour de France, vinto solo due volte da un italiano, Ottavio Bottecchia nel 1924 e 1925. Mentre era in maglia gialla, una brutta caduta nel Torrente Colau durante la tappa Grenoble-Briançon, con conseguenti ferite alle costole, ed una grave bronchite, lo costrinsero al ritiro.

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