Gastone Nencini

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NATO IL 01-03-1930
MORTO IL 01-02-1980
bandiera Cycling (road) pictogram.svg Gastone Nencini è stato un ciclista su strada e pistard italiano. Professionista dal 1953 al 1965, vinse Giro d'Italia e Tour de France. È il quarto dei sette vincitori italiani del Tour dopo Ottavio Bottecchia, Gino Bartali, Fausto Coppi e prima di Felice Gimondi, Marco Pantani e Vincenzo Nibali. Era soprannominato Il Leone del Mugello per l'indomito coraggio e la determinazione in corsa.
Pubblicato il 17/08/2015


Postato il 01/02/2019

“Un uomo non muore mai se c’è qualcuno che lo ricorda.” (Ugo Foscolo)
Infinita Memoria
Postato il 01/02/2018

“Una lacrima per i defunti evapora. Un fiore sulla loro tomba appassisce. Una preghiera per la loro anima la raccoglie Iddio” (infinitamemoria)
Infinita Memoria
Postato il 01/02/2017

Il ricordo dei defunti, la cura dei sepolcri e i suffragi sono testimonianza di fiduciosa speranza, radicata nella certezza che la morte non è l’ultima parola sulla sorte umana, poiché l’uomo è destinato ad una vita senza limiti, che ha la sua radice e il suo compimento in Dio. (Papa Francesco)
Infinita Memoria
Postato il 01/02/2016

“Sappiate che nulla di ciò che ha radice nel cuore è perduto o verrà dimenticato”.
Infinita Memoria
Gastone Nencini (Barberino di Mugello, 1º marzo 1930 – Firenze, 1º febbraio 1980) è stato un ciclista su strada e pistard italiano. Professionista dal 1953 al 1965, vinse Giro d'Italia e Tour de France. È il quarto dei sette vincitori italiani del Tour dopo Ottavio Bottecchia, Gino Bartali, Fausto Coppi e prima di Felice Gimondi, Marco Pantani e Vincenzo Nibali
Era soprannominato Il Leone del Mugello per l'indomito coraggio e la determinazione in corsa.

Carriera
Vincitore del Giro d'Italia nel 1957, avrebbe potuto affermarsi già nel 1955 se, vittima di una foratura, non fosse stato attaccato da Fiorenzo Magni e Fausto Coppi, che riuscirono ad arrivare soli a San Pellegrino. Oltre alla classifica generale del 1957 si aggiudicò complessivamente otto tappe e la maglia verde nel 1955, e vestì per otto giorni la maglia rosa. In tale stagione, oltre al successo al giro ottenne un sesto posto al Tour de France e un nono alla Vuelta a España, risultando il secondo ciclista dopo Raphael Geminiani, e finora l'ultimo ad aver concluso i tre Grandi Giri nei primi dieci nella stessa stagione.

Dopo essere stato il vincitore morale del Giro d'Italia del 1955 ed essersi aggiudicato chiaramente quello del 1957, Nencini risultò ancora una volta il vincitore morale della corsa in rosa del 1960. I principali avversari del campione del Mugello erano il francese Jacques Anquetil, passista straordinario e specialista delle cronometro, ed il lussemburghese Charly Gaul, scalatore sommo in grado di difendersi anche contro il tempo, ma assai limitato in discesa.
Nencini sapeva che per battere questi due campioni avrebbe dovuto attaccare ogni giorno per cercare di raggranellare secondi in ogni occasione. Con questa convinzione riuscì a portare a termine due imprese epiche, da ciclismo d'altri tempi. Nella quinta tappa che partiva da Pescara si doveva scalare il Terminillo per poi scendere all'arrivo di Rieti. Nencini riuscì a scollinare il Terminillo a ridosso dei primi e poté, quindi, buttarsi in picchiata verso l'arrivo. Dopo pochi chilometri di discesa aveva superato e distaccato tutti, meno il suo rivale toscano Guido Carlesi, come lui discesista spericolato. I due trovarono l'accordo e proseguirono con grande determinazione. A quei tempi la televisione non disponeva di telecamere mobili su moto o elicotteri; esistevano solo telecamere fisse che coprivano più o meno l'ultimo chilometro. Gli storici telecronisti della Rai, Adone Carapezzi e Adriano De Zan, stavano dissertando sulla situazione della corsa sulla base che gli speakers ufficiali fornivano, in attesa dell'arrivo delle moto che, come consuetudine, precedevano di poco i corridori. 

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