Mino Martinazzoli

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NATO IL 30-11-1931
MORTO IL 04-09-2011
Italia Fermo Mino Martinazzòli (Orzinuovi, 30 novembre 1931 – Brescia, 4 settembre 2011) è stato un politico italiano, più volte ministro della Repubblica nelle fila della Democrazia Cristiana.Fu senatore dal 1972 al 1983 e dal 1992 al 1994, e deputato dal 1983 al 1992. 
Pubblicato il 07/08/2013


Postato il 04/09/2019

“Un uomo non muore mai se c’è qualcuno che lo ricorda.” (Ugo Foscolo)
Infinita Memoria
Postato il 04/09/2018

“Una lacrima per i defunti evapora. Un fiore sulla loro tomba appassisce. Una preghiera per la loro anima la raccoglie Iddio” (infinitamemoria)
Infinita Memoria
Postato il 04/09/2017

Il ricordo dei defunti, la cura dei sepolcri e i suffragi sono testimonianza di fiduciosa speranza, radicata nella certezza che la morte non è l’ultima parola sulla sorte umana, poiché l’uomo è destinato ad una vita senza limiti, che ha la sua radice e il suo compimento in Dio. (Papa Francesco)
Infinita Memoria
Postato il 04/09/2016

“Sappiate che nulla di ciò che ha radice nel cuore è perduto o verrà dimenticato”.
Infinita Memoria
Postato il 07/08/2013

La nave è ormai in mano al cuoco di bordo e ciò che trasmette il megafono del comandante non è la rotta ma ciò che mangeremo domani.- M.M -
Sergio
Fermo Mino Martinazzòli (Orzinuovi, 30 novembre 1931 – Brescia, 4 settembre 2011[1]) è stato un politico italiano, più volte ministro della Repubblica nelle fila della Democrazia Cristiana.Fu senatore dal 1972 al 1983 e dal 1992 al 1994, e deputato dal 1983 al 1992.

Da Brescia a Roma nella DC 
Martinazzoli, frequentato il liceo classico Arnaldo a Brescia, si laurea in giurisprudenza come alunno dell'Almo Collegio Borromeo di Pavia, ed esercita la professione di avvocato. Comincia poi la sua attività politica nel suo paese natale, Orzinuovi, nella bassa bresciana, come assessore alla Cultura. A partire dagli anni sessanta-settanta si afferma nelle file della Democrazia Cristiana di Brescia. Entra a far parte del consiglio provinciale e diviene presidente dell'amministrazione provinciale dal 1970 al 1972.
Nel 1972 è eletto senatore, e contemporaneamente è consigliere comunale e capogruppo dello Scudo Crociato al comune di Brescia. Dopo vari anni al senato il salto di qualità avviene nel 1983, quando diventa ministro della Giustizia, incarico che ricopre per 3 anni, fino al 1986. Dal 1986 al 1989 si conferma uno tra i più importanti dirigenti democristiani, essendo eletto presidente dei deputati DC. Nel 1989-90 torna a fare il ministro, questa volta alla Difesa (sua la storica decisione di equiparare in termini di durata il servizio militare a quello civile). Si dimette però (insieme ad altri ministri della sinistra democristiana: Sergio Mattarella, Riccardo Misasi, Calogero Mannino, Carlo Fracanzani) in seguito all'approvazione della legge Mammì, che regolamentava il sistema televisivo italiano e che riteneva inadeguata.
Nel 1991-92 è invece ministro delle Riforme Istituzionali e degli Affari Regionali nel settimo governo Andreotti.

1992: segretario della DC in crisi
Il 12 ottobre 1992, con la Democrazia Cristiana travolta da Tangentopoli, è eletto per acclamazione dal Consiglio Nazionale segretario del partito, col compito non facile di salvare la DC e farla uscire dalla crisi. Martinazzoli è scelto col consenso di tutti, per la sua reputazione di uomo onesto e anche perché settentrionale, proveniente da una terra (il Bresciano) in cui avanza minacciosamente il fenomeno delle "leghe" e la protesta contro i partiti e la politica.
Con inevitabili difficoltà, deve fare i conti col terremoto politico degli anni 1992-94: la crisi profonda del pentapartito, i problemi gravi del risanamento finanziario del paese, l'avanzata delle leghe, l'approvazione per referendum del nuovo sistema elettorale maggioritario, l'avanzata delle sinistre alle elezioni amministrative del 1993 (con la conquista di città come Roma, Napoli, Trieste, Venezia, Genova), e soprattutto la discesa in campo di Silvio Berlusconi e lo "sdoganamento" della destra missina.

Lo scioglimento della DC e il nuovo PPI
Alle prese con un partito in crisi e sempre più diviso sulle scelte da compiere, Martinazzoli sceglie la via dello scioglimento della Democrazia Cristiana (in realtà senza mai nessuna delibera del Consiglio Nazionale del partito), considerando esaurita, nella nuova stagione politica, la forza trainante del partito di Alcide De Gasperi. Nel 1993 assume quindi i pieni poteri, lanciando la proposta di costituire, sulle ceneri della DC e in continuità ideale con essa, ma in discontinuità di classe dirigente, il nuovo Partito Popolare Italiano, che riprenderà il nome del partito che fu fondato da don Luigi Sturzo.
Nel nuovo sistema maggioritario Martinazzoli colloca il PPI in una posizione di centro, alternativo sia alla sinistra dei progressisti sia alla destra missina e alla Lega. Dopo la discesa in campo di Silvio Berlusconi, nel gennaio del 1994, Martinazzoli manifesta distanza e freddezza nei confronti del Cavaliere, rifiutandosi d'allearsi con lui. Questa linea di centro, equidistante dai progressisti e dall'alleanza di centrodestra che si andava profilando tra Berlusconi, Fini, Casini e Bossi, lo porta a scontrarsi, nel partito, coi fautori di un'alleanza a sinistra o a destra.

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